Un milardo e cento milioni di fondi in meno per le università publiche in tutta Italia: a tanto ammonta, secondo il segretario provinciale Flc Cgil di Salerno con delega all'università, Michele Pirone, la decurtazione a cui gli atenei dovrebbero far fronte con il Ddl Gelmini e la prossima manovra finanziaria.
Una scure pronta ad abbattersi sul mondo universitario e che, sempre secondo il segretario provinciale, penalizzerebbe in modo particolare gli atenei del Meridione.
"Tra i tagli della finanziaria precedente - spiega infatti Pirone - quelli previsti dalla finanziaria attuale, i mancati introiti dello scudo fiscale e la fine dei finanziamenti triennali previsti dal governo Prodi, in tutta Italia ci saranno un miliardo e cento milioni di fondi in meno a favore dell'università pubblica. Una serie di tagli che riguarderà tutto il sistema italiano, ma che non sarà distribuita uniformemente in tutte le università.
Attraverso un perverso sistema di premialità, che si basa su parametri in grado di favorire le università tecniche (come i politecnici), e gli atenei del Nord, saranno le università che potremmo definire generaliste, come ad esempio proprio quella di Salerno, ad essere maggiormente danneggiate".
"Ad esempio - continua Pirone - uno dei criteri che verranno attuati sarà i tempo trascorso tra la laurea di uno studente ed il suo inserimento nel mondo del lavoro: minore sarà il tempo di inserimento nel mondo lavorativo, maggiore sarà il premio da attribuire all'ateneo. Appare però evidente che un ingegnere del politecnico di Torino avrà sicuramente maggiori possibilità di un laureato in filosofia di un'università del meridione.
Ciò che però non viene preso in considerazione è che spesso i laureati del Sud sono i primi della loro famiglia ad arrivare a questo traguardo, garantendo un innalzamento della propria posizione sociale. Questo, a mio parere, dovrebbe essere uno dei parametri essenziali, ed invece non viene per niente preso in considerazione".
Il segretario provinciale si sofferma poi sul momento attuale della protesta e sulle nuove forme di agitazione che si preparano per il futuro. "Si stanno valutando, anche dopo l'assemblea di ateneo di ieri, nuove forme di agitazione, come ad esempio le sedute di laurea in notturna. Si sta valutando la possibilità tecnica di realizzare l'iniziativa. Inoltre, sono allo studio anche altre manifestaioni, a carattere ludico e musicale, per continuare la forma di agitazione".
"La protesta - continua Pirone - è stata un'iniziativa spontanea delle diverse componenti all'interno dell'università. Come Cgil abbiamo sostenuto fin dal primo momento in maniera forte i motivi e la piattaforma contrattuale che spingono l'agitazione dei docenti e dei ricercatori. Siamo inoltre contenti che la protesta sia condivisa ora anche dagli studenti, dopo un iniziale momento di difficoltà.
Non riteniamo opportuno invece, così come fatto da qualche altra organizzazione, decidere di realizzare una forma di protesta nello stesso giorno di quella universitaria. Questa non è una protesta di parte, ma dell'università nella sua interezza. Farla diventare una protesta di parte sarebbe dannoso e controproducente".
"Per l'università - spiega ancora il segretario provinciale Flc Cgil - noi abbiamo la nostra piattaforma di proposte, che combacia con gran parte dei motivi della protesta che stanno conducendo docenti e ricercatori. Inoltre, ci sarebbe anche il discorso contrattuale dei lavoratori dell'università, anche se preferiamo non farlo coincidere con la protesta, visto che parliamo di due cose distinte. La parte complessiva che critica il Ddl Gelmini ed i tagli all'università ci ha trovato d'accordo fin da subito, senza neanche la necessità di consultazioni o di incontri preventivi. I motivi del resto sono lampanti".
Giampiero Somma


