Un picchetto composto da un centinaio tra studenti, docenti e ricercatori universitari ha invaso Piazza Portanova alle 10 di questa mattina per dare voce alla protesta che da qualche settimana vede coinvolta l'università italiana contro la riforma Gelmini.
Presenti i Cobas, l'Unione dei Sindacati di Base e l'Uds. In diretta anche il live radiofonico della radio universitaria di Salerno "Unisound". Numerosi striscioni, cartelli e bandiere portati in corteo da Piazza Portanova fino al Palazzo della Provincia, dove ad attendere gli studenti era presente un capannello composto da docenti e personale ata (precari).
Comune il leit-motiv degli striscioni: "Tagliatemi tutto ma non il mio brain", "30 politico, 30 polemico", "vendesi il mio futuro in offerta, 150 cfu inclusi nel prezzo". Una manifestazione, quella di stamattina, che ha suscitato molti consensi, ed unito tutti i presenti in un sit-in fortemente polemico nei confronti del governo e dei tagli inflitti all'università ed alla cultura.
"Dal primo settembre riprendermo la mobilitazione - afferma Jonathan, ricercatore - e per il tempo che ci rimane saremo a Fisciano per continuare la campagna di sensibilizzazione su questo argomento, poichè le conseguenze di questa manovra non sono chiare a tutti. A settembre si procederà con qualcosa di clamoroso. Noi non siamo più disposti a tappare i buchi dell'offerta didattica, ed è questo il meccanismo che scatena la consapevolezza".
"Oggi incontreremo il Prefetto alle ore 13 - prosegue il giovane ricercatore - per un incontro di delegazione a porte chiuse dove presenteremo un documento che abbiamo elaborato, che corrisponde ad una fotografia della nostra università in crisi. Quello di oggi è solo l'inizio, gli atenei sono a rischio, con tagli per quasi due miliardi di euro. L'anno prossimo 15000 docenti andranno in pensione, e secondo la manovra non saranno sostituiti. Quindi meno docenti, meno corsi, meno cultura."
Quello che interessa tutti, secondo le parole di Giuseppe Mansi, rappresentante degli studenti della facoltà di Lettere e Filosofia, è "non unire una folla, ma rendere il più possibile coscienti gli studenti sulle riforme atte a distruggere la nostra coscienza critica. C'è uno stato di appiattimento culturale ed è contro questo che ci vogliamo battere, anche proponendo la settimana prossima lo svolgimento degli esami in piazza. Possono toglierci le sedi, le aule, tagliare tutto, ma la cultura non è ricattabile".
Una riforma che crea molto scontento, sia tra studenti e ricercatori, che tra i docenti "che si avviano ad un futuro di solo precariato e sfruttamento - come urla Marco, studente presso la facoltà di Economia - noi eravamo partiti in 10, poi siamo diventati 20, oggi abbiamo riempito la piazza. Oggi siamo uniti, per una causa che ci accomuna tutti quanti. Solo unendo la lotta otteremo qualcosa: la scuola è pubblica, e non si tocca".
Il movimento vedrà l'"onda universitaria" schierata a partire da oggi, per ottenere un cambiamento concreto e tangibile circa una riforma che, come afferma il Prof.Marcello Frixione, docente di logica presso la facoltà di Lettere e Filosofia, "colpisce l'università pubblica, rendendo più difficile accedervi".
Monica Merola
In centinaia a piazza Portanova contro il DDL Gelmini






Commenti
Cmq speriamo che le proteste di tutti gli atenei giungano alla ribalta dell'opinione pubblica che sembra non comprendere la gravità della cosa, di quanto male si stia facendo al futuro del paese!