Giovedi, 24 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento24.05.2012 11:27

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Una giornata di studio sulla tragedia di Balvano

tragedia balvano

La più grande sciagura ferroviaria d'Europa: deve essere ricordata così la data del 3 marzo 1944, il giorno in cui centinaia di persone persero la vita sul treno 8017, sotto la Galleria delle Armi, a Balvano, in provincia di Potenza.

E, proprio con l'obiettivo di riportare alla memoria una tragedia troppo spesso dimenticata, il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell'Università di Salerno, in collaborazione con l'ICATT - Istituto a Contenzione Attenuata per il Trattamento delle Tossicodipendenze - ha organizzato una giornata di studio presso il Teatro di Ateneo, martedì 29 marzo a partire dalle 10.30.

Sarà proiettato "3 marzo 1944", documentario etnografico a cura di Vincenzo Esposito, docente di Antropologia culturale.

"Quando mi imbattei nei fatti tragici di Balvano, della Galleria delle Armi e del treno merci 8017 - ricorda Esposito - non pensai affatto che tutte quelle vicende dolorose potessero dare il via ad una ricerca etnografica sul campo diretta da un antropologo culturale e, soprattutto, non pensai che potessero diventare l’oggetto di un video documentario di natura etnologica, capace di proporre non un tentativo di interpretazione dei fatti ma una loro chiara contestualizzazione sociale, ambientale, culturale. In grado di porsi come momento critico, riflessivo e dialogico relativo agli avvenimenti. Avevo torto.

Come antropologo e come essere umano, mi sentii coinvolto perché avevo netta la sensazione che, per quanto dimenticate, le vicende di Balvano e del treno 8017 fossero una parte della nostra tradizione e della nostra storia sulla quale, professionalmente, avrei potuto dire qualcosa. In questo senso, il documentario che presento può definirsi un 'lavoro' etnologico audiovisivo sulla memoria e sulla costruzione di un ricordo.

A Balvano è avvenuta la più grande sciagura ferroviaria d’Europa e, contemporaneamente, è stata costruita una tradizione che la ricorda e ne rende sopportabile il peso 'storico'. O, in altre parole, ci si trova di fronte a una vicenda che è diventata, per molti, una tradizione in senso antropologico: una 'ricordo' che ci indica chi siamo oggi e chi eravamo ieri. È questo ciò che ho provato a mostrare con il mio documentario.

È importante sottolineare come nel documentario non vengano raccontati o ricostruiti i fatti 'così come si sono svolti' ma venga interpretata – attraverso il punto di vista di Vincenzo Pacella, allora giovane militare italiano in attesa di destinazione dopo l’armistizio dell’8 settembre del ’43, di Ugo Gentile, giovanissimo capostazione di Baragiano e di Vincenzo Francione, figlio di una delle vittime dell’incidente – la temperie culturale che fece da cornice ai fatti del treno 8017, ovvero quel grande sfondo storico, politico e sociale che è stata la II guerra mondiale, col suo inumano carico di strazio, morti, miseria, bombardamenti, distruzione, follia politica, macerie materiali e morali".

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