L’aggressività è un istinto insito nell’uomo con caratteristiche positive che oggi viene accentuato nella lotta sociale per la competizione. Attenzione, quindi: può diventare patologico e condizionare le relazioni interpersonali, con ricadute sulla qualità della vita.
Spesso, inoltre, si accompagna o cela disturbi depressivi. Se ne è parlato con Enrico Marano, psichiatra e neurologo, giovedì 28 gennaio presso l’Associazione “Il Ricino Rifiorito”. Si è trattato del primo incontro su temi di psicologia che proseguiranno l’ultimo giovedì di ogni mese, per tutti coloro che desiderino approfondire argomenti legati alla conoscenza di sé e degli altri. Capirsi e comprendere, per una maggiore consapevolezza ed affrontare meglio le difficoltà quotidiane. Le successive discussioni verteranno, infatti, su tematiche quali le tecniche per la riduzione dello stess, le emozioni, l’ansia, la dipendenza dei giovani da internet. “Il Ricino Rifiorito” opera dal 2004 con lo scopo di aiutare le persone colpite dalla depressione e i loro familiari attraverso tre azioni fondamentali: l’ascolto, l’informazione, l’accoglienza.
-Perché partecipare agli incontri di psicologia?
"È il secondo anno che al 'Ricino' abbiamo organizzato alcuni seminari a cadenza mensile su temi psicologici. I temi sono quasi sempre collegati alla depressione. Ci è sembrato di poter allargare in questo modo il discorso annuale del convegno di fine anno al palazzo di città. Allo stesso tempo diamo l’occasione agli utenti di frequentare la sede dell’associazione e di conoscere da vicino i volontari. Diamo anche l’opportunità di intervenire con domande e di proporre eventualmente altri argomenti. Il primo incontro del 2010 è tenuto da me su un argomento scelto personalmente e condiviso dai volontari: le aggressività".
-Le aggressività condizionano la vita personale e sociale?
"Divido la mia esposizione in aggressività patologiche e no. Il primo tipo di aggressività è pertinenza della clinica psichiatrica, il secondo tipo è oggetto di studio della psicologia comportamentale. L’aggressività umana è un istinto, collegato storicamente alla lotta per la sopravvivenza, che oggi sopravvive soprattutto come riferimento alla competizione sociale".
-Quanto influiscono i messaggi trasmessi dalla società?
"L’aggressività è un comportamento che può essere legittimato (o anche solo tollerato) dall’educazione familiare e dall’ambiente. L’episodio di Caino e Abele insegna che l’aggressività è una variabile individuale e che la virtù della mitezza è il frutto di un sapiente autocontrollo che origina dall’orrore per la violenza".
-Esiste un legame tra aggressività e depressione?
"La depressione nasconde o fa trapelare vissuti di rancore ed anche di aggressività nei confronti delle figure parentali; tali vissuti negativi possono alimentare pensieri di morte, di rovina o di malattia".
-Come interviene lo specialista?
"In situazioni particolari può essere prescritto un farmaco stabilizzatore dell’umore per il trattamento dell’impulsività/aggressività in aggiunta alla terapia antidepressiva che può inizialmente slatentizzare il comportamento aggressivo".
-La psicoterapia quanto aiuta?
"L’analisi e la terapia del comportamento aggressivo nella depressione aiutano a migliorare l’umore e creano le premesse per la guarigione dall’episodio depressivo. Personalmente ho constatato che l’aggressività può essere associata a sensazioni di stanchezza, insofferenza, disperazione: essa ci appare come una soluzione rapida ed efficace per superare un ostacolo senza tentare di approfondirne la conoscenza".
-È importante la volontà di guarire?
"L’ottimismo e la curiosità sono buoni alleati per le persone che desiderano seriamente di rinunciare a essere aggressive".
Michela Maffei







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