Non molto tempo è passato dagli accadimenti di Pistoia - tutti ricorderanno le 2 insegnanti arrestate in seguito alle registrazioni che mostravano uno scenario di botte, ipercorrezione e maltrattamenti di ogni genere verso i piccoli alunni di una scuola dell’infanzia -
Per fortuna, in questo, caso l’attenzione generale si è velocemente distolta dal caso lasciando agli inquirenti la possibilità di indagare serenamente ed offrendo ai diretti interessati l’opportunità di affrontare il trauma subìto senza pressioni esterne. Nonostante ciò, il tema del maltrattamento verso l’infanzia è, purtroppo, sempre attuale e richiede indicazioni precise oltre che lo smascheramento di alcuni luoghi comuni. E’ necessario precisare che, così come per la violenza verso le donne, la gran parte degli abusi (sia di natura fisica che psicologica o sessuale) avviene all’interno delle mura domestiche.
Il Centro per il Bambino Maltrattato (CBM) di Milano, autorevole struttura che si occupa di tale problematica dal 1984, nel suo report annuale reso pubblico di recente, rileva che, delle 197 situazioni di maltrattamento segnalate, l’89% vedeva nel ruolo di abusanti uno o entrambi i genitori. È soprattutto la condizione di “genitore unico” ad essere maggiormente correlata alle situazioni di abuso o maltrattamento, il rischio aumenta quando il genitore che non convive con il bambino è scarsamente presente o del tutto assente dalla vita del piccolo. C’è poi da precisare che le segnalazioni coinvolgono per la maggior parte minori italiani.
Al di là di chi sia materialmente l’abusante, gli effetti di un maltrattamento prolungato possono essere molto serie. Le ricerche scientifiche provano che esperienze traumatiche croniche e modalità maltrattanti continuate producono modifiche dell’assetto neuronale ma anche del sistema parasimpatico, ormonale e immunitario. Lo sviluppo armonico del bambino è garantito dalla costante interazione con delle figure di attaccamento (i “caregiver” letteralmente “portatori di cure”) che dovrebbero garantire un rapporto basato sulla sicurezza e sulla stabilità emotiva.
Un attaccamento sicuro permette al bambino di affrontare esperienze di separazione, di fronteggiare costruttivamente la paura ed il disagio. Il sano rapporto adulto–bambino permetterà a quest’ultimo di divenire capace di riconoscere e gestire proprie emozioni senza bisogno dell’intervento esterno dell’adulto accudente. Queste ripetute esperienze positive sono alla base della formazione del Sé ossia il principio organizzatore dello sviluppo mentale che permetterà al bambino di dare significato alle proprie esperienze garantendo la stabilità della crescita. Un adulto incostante o addirittura maltrattante non fornisce al bambino quella base sicura da cui partire e, in assenza di un intervento mirato, il bambino diventerà meno capace di riflettere sul suo stato interiore o di padroneggiare emozioni intense senza esserne sconvolto.
Il maltrattamento genera, dunque, una vera e propria reazione psicobiologica; non a caso i bambini che frequentavano l’asilo di Pistoia mostravano comportamenti che, alla lunga hanno insospettito i genitori spingendoli a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Non esiste uno schema fisso che si può osservare in un bambino maltrattato: le modalità di reazione cambiano in base all’età, al sesso, alle caratteristiche temperamentali e relazionali del soggetto. Vi sono degli elementi che, se si presentano massicciamente nella vita dei piccoli, devono porre l’adulto accudente in una posizione di ascolto sollecito: l’ansia nel separarsi da figure rassicuranti; comportamenti insoliti o vere e proprie stereotipie (dondolarsi, mordere, succhiare, episodi di enuresi o disordini alimentari prima assenti); distruttività o crudeltà che si manifesta anche nel gioco; terrori notturni o veri e propri incubi; aggressività o iperattività.
Particolare attenzione deve essere data anche ai minori che, pur non essendo stati fatti oggetto di maltrattamenti, hanno assistito ripetutamente ad episodi di aggressione fisica o psicologica. In tali casi si può parlare di “violenza assistita”: il bambino che assiste impotente a fenomeni di violenza sviluppa sentimenti contrastanti ed un senso di colpa che potrebbe ostacolare sensibilmente il processo di crescita.
E’ importante ribadire che, al di là dei fatti di cronaca di cui il grande pubblico viene a conoscenza, gli abusi ed i maltrattamenti sui minori purtroppo tendono ad aumentare anno dopo anno ed avvengono per lo più tra le mura domestiche. La maggior parte degli interventi proposti riguardano la prevenzione (con il sostegno alle famiglie che presentano molteplici fattori di rischio) o l’individuazione precoce e l’intervento sui minori vittime di maltrattamenti o abusi. La scuola, a volte additata come luogo in cui i bambini sono sottoposti ad angherie o crudeltà, viene, in realtà, spesso chiamata in causa come agenzia sociale che, se ben formata ad aggiornata, può svolgere un validissimo ruolo di individuazione e sostegno per i minori in difficoltà.
Francesca Guglielmetti (psicologa - psicoterapeuta)






