Giovedi, 24 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 23:40

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Portieri (da Brustenga a Favaro)

Vediamo qualche 'portierone' del passato. Brustenga giunse a Salerno da nazionale di serie C. Il suo campionato, senza infamia e senza lode, fu rovinato da Scarpa del Sorrento, che a Salerno lo infilò due volte.

Lato curva sud su punizione (con i Nati al Vestuti che avevano già previsto quello che sarebbe successo, vista la pessima disposizione della barriera); lato curva nord, con il pallone che si dirigeva verso l’angolino ed il nostro che si tuffava con mezz’ora di ritardo, quando praticamente la palla era già in rete.

Riccarand aveva un handicap: il cognome. Perché? Perché quando i tifosi imprecavano nei suoi confronti si udivano cose del tipo: “Uè Ricca... ma come c... ti chiami?”. Giovanissimo, era il portiere di una squadra che aveva un solo obiettivo: la salvezza. Ci riuscimmo nell’ultima giornata a Terni. Molto indeciso nelle uscite.

Gunther Mair fu richiesto da Ghio. Ricordiamo tutti le sue dichiarazioni al momento della presentazione della squadra: “Il cognome è tutto un programma”, riferendosi al mitico Sepp Mayer, campione del mondo con la Germania Ovest e padrone d’Europa con il Bayern di Monaco. Dopo le prime gare il suo valore emerse immediatamente.

Ogni volta che il pallone si dirigeva verso la sua porta, sul Vestuti calava il silenzio più assoluto che si trasformava in un gigantesco sospiro di sollievo tutte le volte che il pallone non entrava in rete. Cacciato da Salerno, si prese una bella rivincita. Tornò qui come portiere (fuoriquota) titolare della squadra Berretti della sua città, a riprova del suo valore. Con le sue “spettacolari” parate contribuì al passaggio del turno della sua squadra. Una grande soddisfazione sicuramente.

Non possiamo non ricordare Ceccarelli. Il suo unico torto fu quello di disputare la gara decisiva contro il Campobasso nella stagione 1981/82: fu infilato da Canzanese, ma divise le responsabilità della rete con Mariani, lo stopper. In porta abbiamo anche schierato un parente illustre. Zazzaro, nipote o figlio del mitico Vincenzo Zazzaro, campione del Milan ed anche in granata nella seconda metà degli anni settanta. No comment.

Dal punto di vista dei portieri, la stagione più ricca di ricordi è sicuramente il 1978/79. Ne avevamo ben quattro. Tani, Anellino, Zenga e Favaro. Tani era un pazzo scatenato. Ricordiamo tutti la sua inutile uscita a valanga a centrocampo contro il Francavilla (forse a Teramo, o Civitanova), che ci costò la sconfitta.

Anellino disputò poche partite: proveniente dalle giovanili del Napoli, non aveva l’esperienza dei suoi concorrenti. Di Zenga abbiamo già parlato tante volte: aveva solo 18 anni, per noi è stato sicuramente un grosso onore averlo in squadra. Ha poi mantenuto ancora un legame con Salerno, continuando a seguire le avventure della squadra e soprattutto dei suoi compagni.

Nevio Favaro, infine, una carriera trascorsa in panchina, fra Firenze, Venezia e Napoli. Quell’anno, a Salerno, riassaporò il campo e fu forse il migliore dei 4 ma non riuscì ad evitare la disfatta nella finale di Coppa Italia contro il Padova.

Ciro Troise

Commenti 

 
#2 Ospite 2010-11-23 12:00
Boschin l'abbiamo intervistato e gli abbiamo riservato un articolo speciale, sempre nell'ambito della rubrica Nati al Vestuti. Gli altri che lei cita sono stati ovviamente "trattati" nell'altra rubrica, "Quelli dell'Arechi", all'interno della puntata "In principio fu il portiere".
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#1 Ospite 2010-11-23 09:48
Boschin, Battara, Balli, Lorieri, non sono stati nominati? Perchè?
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