Diciamo la verità, qualche anno fa Bombardini ci ha fatto sognare. Con i suoi dribbling sulla fascia, le sue penetrazioni in area ed i suoi cross per improbabili deviazioni in rete di piede di Bogdani. Ci ha fatto tornare la voglia di andare allo stadio. Poi ci ha ripensato ed è diventato un calciatore normale, talmente normale da finire in panchina.
Anche i Nati al Vestuti hanno sognato per un’ala. Prendiamo Calisti. E’ memorabile la partita di Coppa Italia in agosto contro la Cavese in un clima da stadio all’inglese, pallone bianco (all’epoca si giocava con il pallone a scacchi) compreso. Sulla fascia destra era uno spettacolo. Superava i difensori avversari in scioltezza, come birilli, li umiliava, arrivava sulla linea di fondo, crossava e Gabriele Messina impegnava il portiere avversario. Azioni mai viste negli anni passati e mai più viste nel corso del campionato.
De Tommasi era un incanto. Proveniente dalla primavera della Roma, era sicuramente un calciatore di categoria superiore. La sua specialità era la conquista del calcio d’angolo quando si trovava nei pressi della bandierina con il difensore incollato. Talmente superiore che in B ci andò con Cavese e Bari. Come dire: bastava un piccolo sforzo, qualche giocatore più decente al suo fianco, e forse avremmo gustato la cadetteria con qualche anno di anticipo.
Secondo il mitico Alfonso De Santo, magazziniere storico dei granata, l’uomo che conosceva tutti i calli, le imperfezioni dei mignoli dei nostri eroi, D’Aversa è stato il numero 7 più forte nella storia del Vestuti. Sinceramente non abbiamo un bel ricordo, se non la sua prima partita di esordio con il suo vortice di finte e controfinte. Probabilmente potenzialmente il più forte.
Con Gagliano siamo andati in B. Non disputò molte partite. Il guaio è che sostituì dal punto di vista dell’estro un certo Campilongo e questo non andò giù a molti estimatori del fantasista napoletano: a prescindere, giocava male. Poi si infortunò, limitando notevolmente il suo contributo. Fabio Fratena e Piero Burla hanno avuto destino comune. Entrambi con passato nella Cavese, fortissimi, non ebbero la possibilità di esprimersi al massimo delle proprie capacità. Trascorsero la maggior parte dei loro giorni granata in infermeria.
Tusino. A parere di uno degli addetti ai lavori dell’epoca, tra i più scarsi. Proverbiale la sua lentezza. Infine Gambuzza. Ve lo ricordate? Pupillo di Marconcini, il suo figlioccio, proveniente dalle serie inferiori, doveva portarci in serie B. Quando Marconcini cadde in disgrazia, anche il 'nostro' fu travolto dalla contestazione. Di lui si ricorda una rete contro Barletta o Monopoli, comunque sicuramente in Puglia.
Ciro Troise







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