Per noi residenti in zona Vestuti, la domenica, prima della gara, non esistevano alternative: alle 9.00 sveglia per poter partecipare alla Santa Messa di San Demetrio.
Voi direte: ma come, la domenica uno può dormire e cosa fa, si sveglia lo stesso presto? La partecipazione era obbligatoria. Confessare la mancata santificazione delle feste significava andare incontro ai micidiali pizzicotti del mitico Don Luigi.
Quando ci si metteva in coda per la confessione tutti speravano di beccare Don Mario, più umano e meno severo, e quindi si attuavano le varie tattiche che poi sono servite all’università per affrontare l’esame con il docente più, diciamo così, malleabile: finto malore, bisogno fisiologico, nonna malata, le cavallette.
Le dita di Don Luigi erano delle vere e proprie pinze che afferravano la guancia del malcapitato procurando spasmi e dolori lancinanti che avevano però una serie di effetti positivi. In caso di zuffa in campo non si avvertiva dolore in quanto totalmente intontiti.
Addirittura nelle 4/6 ore successive era possibile anche andare dal dentista ed evitare l’anestesia, vantaggioso per i soggetti allergici. In caso di sassaiola le pietre dirette al volto si frantumavano già a dieci centimetri dal contatto. Poi con le guance martoriate non c’era il pericolo di arrossire e quindi i timidi potevano sbilanciarsi con le ragazzine o mentire ai genitori sulle marachelle compiute.
Dopo la Messa, passeggiata a Lungomare con gli amici. Verso le 12.00 ritirata per pranzo veloce. Obbligatorio il passaggio alla Pasticceria Di Florio di Via Nizza a ritirare le spettacolari deliziose già pagate da papà e che ricorrono periodicamente dopo tanto tempo nei nostri sogni. Oggi è tutto cambiato. Il Vestuti si gode la pensione, la pasticceria non esiste più: immutato è l’affetto che ci lega a Don Luigi. Tutti quei pizzicotti ci hanno aiutato a crescere.
Ciro Troise






