Beh, a primo impatto, il Belgio è proprio come me l’avevano raccontato! Questo è stato il mio primo pensiero, appena scesa dall’aereo quando all’ orizzonte c’erano solo freddo e pioggia, prati e mucche. Ed io, che sognavo che la mia borsa Leonardo mi riportasse nell’amata Parigi, mi ritrovavo lo stesso pomeriggio del mio arrivo a ripararmi dalla pioggia scrosciante bevendo the caldo in un bar. La città in cui ho vissuto per soli 4 mesi e mezzo è Hasselt, la piccola capitale del Limburgo (meno di 70.000 abitanti), una euro-regione che si estende dal confine con l’Olanda e la Germania fin quasi a Bruxelles.
Una delle prime cose che si impara, quando si è in Belgio, è che la bicicletta è il mezzo di trasporto più intelligente che ci sia e ti domandi perchè tutti dalle tue parti continuino a prendere la macchina anche per fare un solo Km e a sopportare il traffico, l’aria cattiva e lo stress del parcheggio. Quindi anch’io (dopo qualche ridicola peripezia) mi decido a saltare in sella alla due ruote e scoprire grazie ad essa questo strano Paese. In effetti questo Stato, grande più o meno come il Triveneto, è conosciuto poco, e per lo più per luoghi comuni. Innanzitutto il Belgio è diviso in 4 regioni federali: a Nord le Fiandre, di lingua fiamminga, a Sud la Vallonia, di lingua francese, poi Bruxelles, capitale bilingue, e una piccola regione di lingua tedesca a confine con la Germania. Quindi le lingue ufficialmente parlate sono tre, sebbene l’arabo sia la lingua più diffusa a Bruxelles dopo il francese.
Durante la mia permanenza, il Belgio stava vivendo la più importante crisi politica degli ultimi anni. Era infatti da più di 100 giorni che il paese non aveva un Governo, poiché i partiti eletti di maggioranza, i socialisti Orange in Vallonia e i Bleu di destra nelle Fiandre, non riuscivano a mettersi d’accordo per fare un governo di coalizione. Si parlava addirittura di secessione, separazione tra le due regioni, ma la volontà della popolazione ha fatto pressione affinché si scongiurasse questa opzione. Sì, perchè il popolo belga è un popolo ostinato che ha dovuto patire, nel corso della storia, le invasioni degli ingombranti Stati vicini, ma che è riuscito sempre ad affermare la propria indipendenza ed autonomia. E’ belga per esempio il famoso Ambiorix, l’unico condottiero che è stato capace di sconfiggere Cesare; e se passate per la sua città natale, Tongeren, nella cui piazza troneggia la statua del famoso concittadino, o nei dintorni, tutti vi ricorderanno l’evento appena compresa la vostra provenienza italiana.
Ma gli aspetti forse più interessanti riguardo questo Paese li ho scoperte grazie alla mia attività. Mi trovavo, infatti, in Belgio per lavorare nella Onlus Architecten zonder Grenzen, (Architettura senza frontiere), un’associazione senza fini di lucro impegnata in progetti di cooperazione internazionale nel Terzo e Quarto mondo. In particolare, mi occupavo di piccoli progetti di ristrutturazioni di abitazioni per famiglie a basso reddito, per persone malate o portatori di handicap. Questa attività mi ha permesso di addentrarmi un po’ nei meandri e nei meccanismi della burocrazia belga. I lavori, ad esempio, ci erano commissionati direttamente dagli OCMW, gli uffici dell’assistenza sociale dei Comuni, senza bandire gare e concorsi, ma semplicemente facendo una semplice indagine di mercato.
Essi non solo facevano da tramite tra i committenti e l’associazione, ma finanziavano anche i lavori necessari a garantire la sicurezza e la salubrità degli spazi abitati per le persone dei ceti sociali più deboli e svantaggiati. Questo dovrebbe far capire gli enormi mezzi a disposizione di piccole realtà locali, e la grande responsabilità dello Stato verso le fasce più deboli della popolazione. Dai “nostri clienti” ho appreso, inoltre, che l’indennità minima di disoccupazione in Belgio è di 900 euro (di più di quanto guadagnano in Italia molti dei miei amici con lavori da 8 ore al giorno) e che, al di sotto di una certa soglia di reddito o in situazioni particolari, come quelle delle madri single, tutte le utenze (luce, gas e telefono) sono pagate dallo Stato, così come almeno la metà dell’affitto. Pensando alle pensioni minime in Italia e alla condizione di disoccupati, anziani, e ceti meno abbienti, mi sono domandata come fosse possibile che un Paese non comunista, con risorse relativamente ampie, potesse permettersi uno Stato sociale così capillare e ben organizzato.
La risposta che ho ricevuto dai miei amici fiamminghi è che le tasse sono molto alte e l’evasione fiscale è molto ridotta. Neanche i Belgi sono contenti che parte dei loro guadagni se ne vada in tasse, sia chiaro: ma un forte e diffuso senso di responsabilità civica fa sì che i cittadini si rendano conto che a tutti può capitare di ritrovarsi in situazioni economiche difficili o in condizioni fisiche precarie e che la solidarietà sociale è un bene comune e un vantaggio per tutti. Hasselt, ad esempio, è famosa per essere l’unica città al mondo con il sistema di trasporti comunale completamente gratuito. Tale difficile operazione fu voluta da un famoso ed eccentrico sindaco che in seguito è diventato Ministro dei Trasporti e che è, per questo motivo,una vera celebrità nelle Fiandre.
Si dice che non si conosce un popolo se non a tavola, ebbene, è lì che ho avuto le maggiori sorprese. Mi sono accostata a questo argomento con orgoglioso, italico (anzi, salernitano) scetticismo. Io che provengo dalla terra dei San Marzano, della mozzarella di bufala, dei friarielli e della pizza, cosa potrò invidiare ad una così poco nota tradizione culinaria, mi chiedevo. Eppure la Carbonade flamande, le zuppe e le creme, il Kip en bier (pollo cotto con la birra), l’indivia fiamminga, le cozze cotte in qualsiasi forma e modo mi hanno lasciato un ottimo ricordo; ma le fritjes (le patatine fritte), le praline di cioccolato e i mitici Speculoos mi hanno talmente presa che ancora oggi ho attacchi di voglie incontrollate nel cuore della notte e chiedo a chiunque si rechi sul suolo belga di portarmi rifornimenti.
La birra, poi, merita un discorso a parte. Le varietà ed i sapori sono talmente tanti che anche i denigratori della bevanda, coloro che le hanno sempre preferito il vino, troveranno quella che soddisfa i loro gusti. Le trappiste, in particolare, dal gusto deciso e dal grado alcolico decisamente elevato, uscite dalle cantine dei monaci, meriterebbero da sole un viaggio in Belgio. Ed infine, lo so vi stupirò, ma ho il dovere morale di sfatare alcune delle convinzioni più diffuse: i puffi sono belgi, così come Asterix ed Obelix e quasi tutti i fumetti che si ritengono francesi; le bellissime pagine sulla Parigi misteriosa e malinconica del Commissario Maigret sono state scritte da un Belga; così come sono belgi Jean Claude Van Damme e Catherine Deneuve. Eh si! Dag! (ovvero ciao in fiammingo)
Annarita Carotenuto







Commenti
Ci sono stato la prima volta da bimbo ad Antwerpen e ne sono stato folgorato.
Successivamente, durante il mio percorso universitario, ho soggiornato a Gent per 6 mesi e mi sono sentito veramente nel cuore dell'Europa.
Io sono natop nel nor, nella provincia denuclearizzata della "Padania" dove la nebbia ti entra nel cervello e dove la maggioranza è convinta che la lega sia la soluzione a tutto.
Tutte cazzate, l'atmosfera è cupa ed opprimente, la corruzione e la cultura mafiosa è transnazionale, dalle alpi alla Sicilia.
Il Belgio non è un paese perfetto, ma la percezione che ho avuto io è di un popolo che lo sa, autoironici, umili e modesti ma con tanta voglia di fare.
"Shitaly" è un belpaese per i pensionati, i politici ed i turisti con tanti soldi in tasca, ma non è Europa.
Grazie ancora. e... "Ik ben de Europese". Dag!