Il caso ha voluto che l’insediamento di Barack Obama, 44° presidente degli Stati Uniti e primo afro-americano della sua storia, avvenisse in concomitanza con il Martin Luther King’s day. Così, dalla stessa piazza da cui 46 anni fa il pastore protestante di colore si batteva contro le discriminazioni razziali e il suo “I have a dream” riecheggiava nel Lincoln Memorial di Washington, oggi è “Yes, we can” di Barack Obama ad entrare nei cuori e nelle menti degli americani, questa volta attraverso le televisioni e per la prima volta anche attraverso internet (quasi 20 milioni gli utenti connessi per seguire il discorso on-line).
Da Italiano che vive negli Stati Uniti, sono rimasto molto colpito dal senso di partecipazione degli Americani verso questo evento. Nel mio ufficio, la sala break solitamente vuota con le sue tristi macchinette del caffè e con lo schermo riportante i dati azionari dalla CNBC, la mattina del 20 gennaio era piena di gente che attendeva con ansia l’inizio del discorso del loro nuovo presidente. Il c.d. ”inauguration speech” era fissato per le 13.00 - ora di New York. Propongo a due miei colleghi di prendere il pranzo take away e seguire l’intervento insieme agli altri nella sala break. Quando torniamo i posti a sedere sono tutti occupati, e già tanti altri sono in piedi agli angoli della stanza. Ci sistemiamo sull’uscio della porta e attendiamo anche noi l’inizio del discorso.
Nel guardarmi intorno, per la prima volta percepisco il senso di comunità tra le persone con cui lavoro. Noto che la platea è composta da dirigenti, segretarie, soci e assistenti ma per un breve periodo di tempo quei ruoli non esistono più. Si è tutti cittadini dello stesso Paese riuniti in quel luogo per un interesse comune. Durante i circa 20 minuti del discorso di Obama, non sento nessun commento, non vedo nessuno controllare il cellulare o allontanarsi dalla sala. Tutti cercano nelle parole del Presidente qualche passaggio illuminante, quasi una formula magica che dica: si, le cose cambieranno, per il bene di tutti.
Il discorso termina e tra i colleghi parte un applauso forte e prolungato. Mi sento un po’ come quando viaggio su un volo intercontinentale e gli italiani a bordo lanciano un applauso al pilota per l’atterraggio di successo. Sorrido. Un po’ imbarazzato, torno alla mia scrivania e vedo i dati sul mercato azionario: al termine del discorso di Obama il Dow Jones è in calo del 5%. Penso: l’effetto annuncio non ha funzionato, non ci resta che sperare nei fatti.
Fabio Iannò






