Giovedi, 24 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 23:40

Tu sei qui Rubriche I'm from Salerno Sogno Americano: lavoro per tutti, sicurezza per nessuno

Sogno Americano: lavoro per tutti, sicurezza per nessuno

Da mesi ormai i giornali di tutto il mondo forniscono cifre sui cosiddetti “tagli” al personale decisi dalle grandi Corporation americane per far fronte alla recessione economica in atto. Il Gruppo bancario Citigroup ha annunciato lo scorso novembre una riduzione del personale del 15% a partire da gennaio 2009. Considerando che a fine ottobre l’organico ammontava a 352.000 dipendenti, gli esuberi saranno superiori alle 50.000 unità.

Altri esempi sono Bank of America (35.000 esuberi), la società telefonica AT&T (12.000), il produttore di software Sun Microsystems (6.000), la banca d’affari JP Morgan (9.200), e molti altri. Nel solo trimestre settembre-novembre 2008, negli USA sono stati persi 1,25 milioni di posti di lavoro, una cifra pari all’intera popolazione della città di Milano.

Il sistema americano è molto semplice: qualunque contratto di lavoro può essere disdetto dall’azienda in qualunque momento, senza limitazioni al preavviso o alle motivazioni sottostanti. Il risvolto della medaglia è che in questo modo le aziende possono assumere personale in maggiore quantità, a salari più elevati e con maggiore facilità perché, di fatto, un’assunzione non è una scelta vincolate. Gli americani hanno a lungo elogiato il loro sistema, guardando con scetticismo alla più conservatrice Europa che tutelava i suoi lavoratori a scapito delle sue aziende, per questo incapaci di reggere la competizione globale.

Anche l’Europa a sua volta, inclusa l’Italia, iniziava a convincersi che, essendo gli Stati Uniti la prima economia mondiale, fosse inevitabile abbracciare il loro modello, ed avevano iniziato a prendere passi in quella direzione, come il tentativo di modificare l’articolo 18 dei lavoratori da parte del governo Berlusconi nel 2002, o come i provvedimenti sulla “mobilità” del lavoro da parte del governo D’Alema nel 2000.

Oggi lo scenario è cambiato. In un periodo di recessione che tocca tutti i settori dell’economia, le aziende americane stanno reagendo con la contrazione del personale per ottenere la riduzione dei costi, e non vi è un flusso di assunzioni tale da compensare la perdita dei posti di lavoro. Da un punto di vista sociale, ogni lavoratore in esubero è un padre di famiglia che deve pagare le rate del mutuo, della macchina e mandare i propri figli a scuola, o un ragazzo neolaureato che deve pagare l’affitto dell’appartamento, o ancora una persona vicina al pensionamento. Inoltre, negli Stati Uniti la sanità non è pubblica, e senza un posto di lavoro non si ha copertura sanitaria per se stessi e (ebbene sì) per i propri figli.

Da un punto di vista strettamente economico, invece, una persona senza lavoro e senza salario non ha il reddito per l’acquisto di beni e servizi. Le società vedono calare le loro vendite e reagiscono nell’unico modo che conoscono, ossia con la ulteriore riduzione di personale. Questo circolo vizioso, sommato ai fenomeni della speculazione borsistica e del credit crunch, stanno trascinando gli USA nella peggiore crisi economica dal 1929. Nella realtà italiana, in cui il mercato del lavoro presenta molte difficoltà soprattutto per i giovani che faticano a trovare un lavoro stabile, vale la pena di interrogarsi su quali siano i passi da intraprendere verso un sistema di reale benessere. Solo, attenzione a non guardare al modello sbagliato.

Fabio Iannò

Aggiungi commento

Salernoinprima NON è in alcun modo responsabile dei commenti inseriti. Salernoinprima NON pubblicherà commenti con espressioni irriguardose e volgari. Salernoinprima si assume la facoltà di intervenire su singole parti dei commenti qualora contengano accuse generiche e prive di contraddittorio, messaggi violenti, insulti gratuiti, frasi blasfeme o di stampo razzistico.