Giovedi, 24 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 23:40

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A piedi sul Cervati, il "tetto" della Campania

cervati

Per gli amanti dell'estate "canonica", probabilmente l'idea di alzarsi alle 6 di mattina di un giorno di luglio per andare a percorrere oltre 20 chilometri a piedi potrà apparire per lo meno bislacca.

Eppure, probabilmente uno dei migliori rifugi dal caos, anche vacanziero, dei nostri giorni è proprio una giornata sul "tetto della Campania", a quasi duemila metri d'altitudine.

Stiamo parlando del Monte Cervati, la cima più alta della regione (escludendo alcune cime del Matese, che però si trovano sul confine tra Campania e Molise).

Con i suoi 1899 metri d'altezza, la vetta del Cervati domina una vasta porzione del Cilento, guardando dall'alto i comuni di Sanza, Piaggine, Sassano, Monte San Giacomo, Valle dell'Angelo, solo per citarne alcuni.

La sua cima si erge all'interno di un vasto complesso montuoso che caratterizza la zona, nel quale troviamo anche il Gelbison (1.705 mt) e la Faiatella (1.710 mt). Diverse le cime di minore altitudine che circondano le pendici del Cervati, dalla "Raia del Pedale" (1.521 mt), al Cariusi (1.400 mt), dal Cerasuolo (1.400 mt) alla Raialunga (1.405 mt).

Il Cervati è situato al centro-sud del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, nella grande area forestale di Pruno. Il monte è attraversato da alcuni sentieri che permettono di raggiungere la cima. Due sono i percorsi principali, segnati dal CAI: uno parte dal comune di Sanza, l'altro dal comune di Piaggine.

Col gruppo trekking dei Picentini "Progetto Terra" abbiamo affrontato il primo percorso, che dal comune di Sanza arriva fino in vetta. Abbandonato il centro del paese di Sanza, percorrendo la strada che porta al vicino comune di Rofrano dopo alcuni chilometri ci si trova di fronte l'ingresso del percorso. La prima parte del sentiero è asfaltata, ma il manto d'asfalto lascia ben presto il posto al pietrisco, che caratterizzerà il sentiero fin quasi in vetta.

Il sentiero è ampio, ben tracciato, ma forse questo, più che una risorsa, rappresenta a volte un problema: sono molti infatti i turisti che lo percorrono in auto, anche a velocità elevata, mettendo a rischio l'incolumità dei trekkers che affrontano l'escursione. Spesso si parla di "turismo sostenibile": impegnarsi per realizzarlo davvero, in questo luogo, non sarebbe una cattiva idea.

Al di là dei piccoli inconvenienti, però, il paesaggio che si può ammirare nel corso del cammino offre numerosi spunti di riflessione, oltre ovviamente a squarci di notevole bellezza. Il Cervati è ricco di fenomeni carsici, e già in autunno la neve comincia a coprire le sue cime. L'ampia zona boscosa attraversata dal sentiero è popolata prevalentemente da faggi e ontani (ma si trovano anche aceri, lecci, tassi), meticolosamente controllati. Su diverse piante, ad esempio, è possibile notare le sigle relative alle operazioni di ripopolamento o di sfoltimento, necessario per garantire una crescita armonica alle piante.

Le aree a bosco sono spesso intervallate da ampie radure, dove mandrie di bovini e greggi di pecore e capre trovano i loro pascoli estivi. Gli animali occupano placidamente anche le aree a ridosso del sentiero, quindi può capitare con molta facilità di imbattersi nel loro girovagare.

La zona, però, non è popolata solo da animali domestici: l'area del Cervati ha una fauna ricca, con diverse specie, dal lupo al gatto selvatico, dai rapaci (nibbio bruno e reale, falco pellegrino, aquila reale, gufo) agli anfibi (salamandrina dagli occhiali la specie più caratteristica, ma ci sono anche diverse specie di rane). L'acuto verso del falco è un sottofondo costante e suggestivo nel corso dell'arrampicata.

Venendo al percorso, bisogna ammettere che, pur nei limiti di un tipo di difficoltà "escursionistica", il tracciato è comunque uno dei più impegnativi affrontati finora: il lungo tragitto su fondo sassoso, molto duro, e la pendenza del tratto finale mettono alla prova gli escursionisti. Anche per questo motivo, è consigliabile avere sempre con sè, oltre ad acqua e provviste per reintegrare i sali minerali e gli zuccheri, un ricambio d'abiti.

La fatica del percorso, ancora una volta, viene però ampiamente ricompensata da ciò che attende l'escursionista una volta arrivato in vetta. La prima sorpresa si può osservare una volta arrivati a quota 1700 metri: una piccola deviazione dal percorso, attraverso uno stretto sentiero che costeggia la montagna, permette di arrivare ad un nevaio.

I nevai sono delle cavità all'interno del terreno, racchiuse tra le rocce, che fanno da "rifugio" per la neve. All'interno di queste cavità è possibile osservare la neve anche in questo periodo dell'anno. Già a questa altezza, inoltre, il panorama è suggestivo: la vista spazia dalla cima del Gelbison, che si erge di fronte ai nostri occhi, sino alle coste del Golfo di Policastro.

La sensazione di maestà e grandezza del panorama naturale aumenta man mano che si ascende verso la cima: altra tappa di questo suggestivo percorso, dove la natura incontra lo spirito, è il santuario della Madonna della Neve, a 1852 metri. Il santuario sorge in una piccola grotta all'interno di una parete di roccia a strapiombo nella valle sottostante. Su questo luogo si raccontano diverse storie.

Leggenda vuole, ad esempio, che l'attuale conformazione del santuario sia frutto di un evento "particolare": quando gli abitanti del posto decisero di trasferire la statua della Madonna, presente all'interno della grotta, in un luogo secondo loro più consono, la natura si ribellò a questa decisione e, nel corso della notte, le rocce che delimitano l'ingresso alla grotta si avvicinarono tra di loro, rimpicciolendo l'ingresso alla cavità. La fessura rimasta, che consente a stento l'ingresso di un uomo, aveva intrappolato per sempre la statua all'interno del santuario.

A questo punto, mentre negli altopiani intorno al santuario si possono osservare mandrie di cavalli allo stato brado, non rimane altro da fare che compiere l'ultimo tratto, fino alla cima, per ammirare dall'alto il panorama (si vede anche la città di Potenza) e per lasciare il proprio ricordo sul "Libro della vetta": un saluto agli altri escursionisti, ed un modo per rendere indimenticabile e per tramandare, anche ai posteri, la giornata. Ultima curiosità: incredibile a dirsi, ma probabilmente non vi capiterà mai di vedere tante coccinelle insieme quante se ne vedono lassù.

Giampiero Somma

Commenti 

 
#1 Capolupo Mauriz 2011-10-11 16:29
Descrizione accurata di uno dei posti più caratteristici e coinvolgenti del Cilento, un duemila metri che lascia con il fiato sospeso, sia per la bellezza del panorama che per la sua flora e fauna.
Ancora una volta la Campania e in principale modo il salernitano offrono all'escursionista e appassionato momenti indimenticabili.Un caro saluto alla redazione Capolupo Maurizio
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