.jpg)
Domenica 6 febbraio il Gruppo Trekking “Progetto Terra” ha effettuato un'escursione a Punta Licosa, una delle aree naturali più belle dell'intera costa cilentana e del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, nel cui perimetro è inclusa.
Punto di partenza il porticciolo di San Marco di Castellabate, di arrivo quello di Ogliastro Marina. L’inizio del percorso è definito da una stretta ed impervia strada carrabile sterrata, lungo una costa a picco sul mare, immersa nel verde dei pini: fin da questo primo tratto i paesaggi mozzafiato si susseguono l’uno all’altro.
La vista è un continuo di variazioni paesaggistiche con alcuni denominatori comuni: l’asprezza ed il verde del territorio, l’impenetrabilità dalla costa, gli sforzi (forsennati e quindi purtroppo invasivi al massimo) dell’uomo di addomesticare questo territorio, che tutto ad un tratto si ribella con frane e smottamenti.
Tutto ciò mentre la vista è accecata dall’azzurro del mare sotto i nostri piedi e da quello del cielo che sovrasta le nostre teste, confinato solo dal profilo netto in distanza dei monti che coronano interamente il golfo di Salerno e sembra circondino tutto, almeno fin dove arriva lo sguardo. Dopo alcune decine di minuti di cammino, incontriamo un piccolo gruppo di case di campagna abbarbicate, nelle quali la stradina sembra infilarsi con prepotenza, e costeggiamo una deliziosa cappella dedicata alla Madonna.
A questo punto il gruppo si è arricchito della compagnia di un cane festante. La vista inizia a spaziare sul promontorio vero e proprio di Punta Licosa. Il terreno ed il sentiero diventano come per incanto pianeggianti e ci si avvia mollemente verso la costa, passando attraverso filari di olivi che delimitano campi ricchi di piccoli e vistosi fiori gialli. Il sole è diventato alto e favorisce il diffondersi dei profumi dei fiori e della resina degli alberi.
Ad un tratto, di nuovo ed improvvisamente, il paesaggio cambia: si inizia ad intravedere una piccola insenatura con sullo sfondo un isolotto che sembra uscito dall’acqua, anzi catapultato lì da una forza soprannaturale. Man mano che ci si avvicina, ci si rende conto che il tutto è posizionato intorno ad un porticciolo di probabile origine romana, creato su una piccola insenatura naturale recentemente ampliata con una orribile, invasiva ed inutile diga foranea e ad un manufatto di ottima fattura affiancato da una chiesetta e da un ombroso giardino, che contribuiscono a dare deciso tono e dignità al posto, mitigando la brutta sensazione che trasmette la diga.
Sullo sfondo la visuale viene delimitata, lato terra, dai resti di un'antica torre di avvistamento, e lato mare dal faro e dai resti di antiche murature di probabile epoca romana poste sull’isolotto. I colori predominanti sono l’azzurro pastello del mare, il verde dei pini e dei fondali marini ricchi di praterie di posidonie, l’ocra ed il rosso dei fabbricati, il bianco del faro.
Superati questi scenari, il sentiero corre parallelo alla linea del mare, sovrapposto agli scogli ed affiancato ad una lussureggiante pineta, nella quale si immerge a tratti. Questa parte di costa ha uno sviluppo longitudinale pianeggiante nella direzione Nord/Sud per una lunghezza di circa 3 km ed è delimitato ad Ovest da un promontorio roccioso a picco sul mare, ad una quota mai superiore a 6 mt.
Questa fascia risulta ricoperta da una lussureggiante vegetazione: i pini di Aleppo prima ed i carrubi poi delimitano il territorio. Un rigoglioso oliveto confina il tutto lato monte: questi alberi si ergono massicci verso il cielo e creano, assieme allo scintillio del mare, una sensazione unica ed inimitabile, particolarmente seducente ed ammaliante.
I profumi della macchia mediterranea, dell'impenetrabile flora che permea il sottobosco, dei fiori spinosi dai colori sgarcianti posti sul limitare degli scogli, si inframmezzano ai profumi del mare e delle posidonie e ti lasciano sensazioni inebrianti che ti portano a sognare un'eterna giovinezza e presagi di sazietà voluttuosa. E’ come fare un sogno ad occhi aperti, specie se si ha la fortuna di essere in buona compagnia.
Sarà per il fascino di questo posto che le leggende ed i miti si sprecano. La nostra passeggiata è stata come immergersi in essi e toccarli con mano. Un'antica leggenda narra che la sirena Leucosia, da cui il posto prende il nome, venne trasformata in scoglio dopo essersi gettata dalla rupe per un amore non corrisposto.
Un’altra invece racconta che è qui che Omero avrebbe collocato il suo Ulisse legato all’albero di maestra del veliero che transitava al largo ad ascoltare l’ingannevole canto delle sirene, mentre i suoi compagni provvedevano alla navigazione con le orecchie tappate per non udire il suadente richiamo.
Un’altra ancora racconta di come le Sirene, dèmoni marini metà donne e metà uccelli, sempre con il fascino del canto, riuscissero ad attirare i marinai che passavano nelle vicinanze della loro dimora: in realtà la musica che attirava i marinai era una dannosa strategia. Le navi che si avvicinavano alla costa restavano distrutte dagli scogli e gli uomini divorati.
Questo sentiero si è sviluppato per ben due ore di cammino, a tratti facile ed a tratti impegnativo per il saliscendi in corrispondenza dei valloni, costeggiando gli scogli e la pineta, le piccole ed inaspettate baie rese inaccessibili dalla presenza di una infinità di scogli affioranti, i resti di antichissime torri di avvistamento e di fattorie oramai abbandonate da decenni.
Alla fine siamo giunti al limite del bosco e la nostra avventura è terminata nella piazzetta di Ogliastro Marina. Anche questa volta il percorso effettuato ha contribuito a regalarci emozioni in divenire che non dimenticheremo mai.
Bonaventura Cappuccio (GTP – Progetto Terra)






