Giovedi, 24 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 23:40

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Un annullo tardivo o dimenticato?

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Sovente, nella ricerca di materiale si fanno degli incontri a volte davvero “strani”, che sorprendono e invitano la mente ad uno sforzo particolare per cercar di capire cosa è sottoposto al nostro sguardo attento.

Un’esperienza entusiasmante, lo posso assicurare... ”il navigar m’è dolce in questo mar” direbbe un uomo che fu. Ciò che ho descritto è quanto capitatomi all’atto di osservare una missiva del 1950, esattamente del 26 Gennaio, che recava qualcosa di particolare per il periodo in questione, un strana etichetta di raccomandazione, o meglio il timbro del luogo di partenza attraeva la mia attenzione: un bel timbrino in corsivo, poi ho scoperto stile “inglese”, di una certa eleganza e graziosità, un vero tocco di pennello.

Ma la mia mente mi invitava ad indagare e soprattutto a tornare indietro nel tempo, riportandomi fino agli ultimi decenni del secolo “Decimonono”, verso il 1870 e gli anni e seguire, in un comune della provincia di Vercelli, Viverone.

Quel timbrino ero un timbro di collettoria!!! Ma come, a distanza di ben 80 anni erano ancora in uso tali bolli? Appare strano per un paese come l’Italia, la cui storia è scandita da battaglie, guerre, modificazioni di ogni sorta, vedere a distanza di così tanto tempo un timbro di un’epoca lontana, testimone di altre teste coronate, altre usanze e decreti postali ormai flebile ricordo.

Solo dopo varie ricerche sono venuto a conoscenza della non rarità di tali usi, se ne conoscono di altri casi di città più o meno grandi, anche in tempi più recenti. È comunque quantomeno sorprendente vedere un timbro di collettoria in tali periodi, fa un certo effetto! Ma ragionando si può facilmente spiegare che il tutto trova origine nel lavoro stesso degli impiegati postali, i quali, quando hanno tra le mani un annullo, difficilmente si pongono domande sulla sua provenienza utilizzandoli semplicemente per la funzione che sono ancora in grado di compiere.

Siamo noi poveri “matti” collezionisti che affidiamo a dei piccoli oggetti cartacei un gran significato, esulando dal fugace sguardo comune e dal pensier superficiale di uomini più normali. Non è un elogio alla follia ma del senso critico di ogni buon collezionista, ed è giusto che sia così!

Aniello Veneri

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