La recente disposizione in materia di pacchi postali, ovvero il leggero ritocco alle tariffe ma specie l’applicazione dell’IVA, ha dato una altro serio colpo all’utilizzo e quindi alla diffusione dei francobolli.
Infatti, dal 23 agosto, i pacchi serviti dal servizio espresso, ovvero tutte le tipologie tranne il pacco ordinario, non potranno più essere affrancate con i francobolli. Essendo i francobolli venduti senza IVA, non possono essere utilizzati come affrancatura, vedremo dunque solo le etichette come la cifra impressa.
Tuttavia mi preme ricordare che non è l’unico servizio esente da affrancatura con francobolli; infatti la recente Raccomandata1 ha previsto sin dalla sua introduzione l’impossibilità di utilizzare i francobolli. Saranno esigenze contabili, comodità nell’affrancatura oppure motivi statistici fatto sta che i francobolli sono utilizzati davvero poco!
Un recente campionamento su un volume sufficiente di posta inviata e ricevuta parla infatti di un modestissimo 13% di posta ricevuta affrancata, il che non vuol dire con commemorativi soltanto, ma anche con donne nell’arte e specie i prioritari, che dire... siamo davvero alla frutta!
In un’epoca di repentini cambiamenti tecnologici il francobollo non poteva di certo esserne esentato: nacque come aspetto di una rivoluzione e riorganizzazione del sistema postale e credo proprio che per effetto di una nuova riorganizzazione postale sarà accantonato. In uno scenario del genere, parlare di storia postale forse non ha neanche molto senso, o almeno non lo ha nel senso tradizionale.
Infatti, se è sicuramente utile metter via documenti affrancati, per aver oggi uno scenario completo dell’offerta postale ed esprimerlo attraverso una collezione andrebbero inseriti tutta una serie di documenti non affrancati o magari con le etichette; chi vuole occuparsi del presente non può di certo storcere il naso verso questo nuovo materiale.
Ovviamente per la gran parte dei collezionisti il francobollo è e resta al centro dell’attenzione, deve a mio avviso cambiare però il modo di porsi nei suoi confronti, non più come parte di un sistema, in questo caso di comunicazione attraverso il canale postale come sistema di pagamento, ma squisitamente come souvenir, prodotto, oggetto cartaceo che un qualsiasi appassionato può aver il piacere di possedere come oggetto fine a se stesso che vive di vita propria e che se ha qualcosa da dire è capace di farlo solo a chi ha il manifesto desiderio di ascoltarlo.
Capite benissimo che siamo davvero alla fine di un ciclo. Magari per un decennio o forse più le poste continueranno ad emettere francobolli, ma a quel punto li chiameremo con tale nome solo per uno sterile vezzo abitudinario e magari li potremo utilizzare solo per spedire una lettera, se esisterà ancora la carta, l’inchiostro e qualcuno che saprà scrivere con la penna.
Aniello Veneri






