Il 1° gennaio 1863 vide la luce un valore postale inedito denominato segnatasse. Stampato in litografia ad opera dell’incisore Matraire, riflette nel disegno i gusti dell’epoca con perline racchiuse da un ovale, è privo di dentellatura e con gradazioni di colore che vanno dal giallo chiaro all’arancio scuro.
Fu stampato in fogli da 200 esemplari e distribuito prima in gruppi di 50 poi di 100. La creazione del segnatasse da 10 c. trova ragion d’essere nel decreto del 21 Settembre 1862, dove si affermava che “la tassa delle lettere da distribuire nel distretto dell’uffizio d’impostazione e di quelle raccolte e distribuite dai portalettere rurali durante la loro corsa è rappresentato da uno o più segnatasse”.
Va ricordato che all’epoca l’affrancatura delle corrispondenze non era obbligatoria e poteva essere assolta preventivamente dal mittente o in arrivo dal destinatario con l’applicazione della dovuta tassa, il nostro segnatasse dunque serviva proprio per segnalare la tassa da 10 c. per le lettere entro il distretto che, non affrancate in partenza, pagavano il doppio dei 5 c. previsti per le lettere semplici.
Ed inoltre il citato decreto spiega “il destinatario di una lettera originaria dal distretto postale in cui viene distribuita deve rifiutarsi di pagare la tassa quando questa non sia indicata dal segnatasse”; chiara è l’intenzione di evitare ogni possibile abuso ad opera di portalettere poco onesti che potrebbero intascarsi i 10 c. E’ in tal modo spiegato anche il motivo per cui il citato segnatasse non aveva alcun motivo di essere annullato, non essendo possibile un utilizzo da parte dei privati ed essendo i portalettere privi di annullo.
Caso a parte ed interessante riguarda le corrispondenze provenienti dallo Stato Pontificio. Dopo la liberazione delle Romagne, delle Marche e dell’Umbria i rapporti tra lo Stato Italiano e la Santa Sede sono praticamente inesistenti e, in assenza di una convenzione postale, si ritorna al vecchio sistema di recapito postale tra due stati: ognuno chiede la sua parte.
Le corrispondenze in partenza dall’Italia venivano affrancate fino al confine ove, giunto il corriere e preso in carico dal servizio pontificio, le lettere venivano tassate come non franche; discorso analogo per le corrispondenze provenienti dallo Stato Pontificio. Vi è però una particolarità per le lettere dirette in Toscana e Umbria, le quali anziché presentare le solite cifre a tampone, quali evidenza di tassa, presentano due o più segnatasse da 10 c.
La ragione precisa di tale anomalia non è del tutto chiara, ma si pensa che la direzione compartimentale di Firenze possa aver dato disposizioni in tal senso per evitare le lamentele dei destinatari che si vedevano recapitare missive tassate pur essendo regolarmente affrancate in partenza. Ipotesi rafforzata dalla frequenza dell’applicazione dei segnatasse sui francobolli pontifici, quasi a volerli nascondere. Dal 1° Gennaio 1870 il sistema di tassazione cambia radicalmente stabilendo che ogni riscossione per l’affrancatura mancate o insufficiente debba essere giustificata con l’applicazione di segnatasse adesivi.
L’emissione realizzata in tale anno non presenta il valore da 10 c. essendo ancora presenti scorte del primo valore e del secondo bruno arancio dentellato emesso l’anno prima, questo permette in rarissimi casi la possibilità di abbinamenti davvero straordinari. L’emissione del 1870 presenta 12 valori emessi in più tornate per assolvere ogni piccolo e grande importo di tassazione che la nuova riforma contempla. Di particolar interesse sono gli alti valori da 5 e 10 Lire rarissimi su corrispondenze tassate. Si ritrovano su missive provenienti da oltre oceano tassate per importi elevati.
Aniello Veneri






