Giovedi, 24 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 23:40

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Il verificatore postale

La normativa che regolamentava il sistema postale tendeva a disciplinare ogni possibile casistica, e se il concetto fondamentale del servizio postale era quello di favorire espressamente il pubblico un’altra funzione basilare era la tutela delle rendite dell’Amministrazione postale.

Si evince così come l’Amministrazione Pubblica italiana è stata da sempre altamente prodiga di leggi, regolamenti e circolari, il tutto doveva essere previsto e regolamentato. Fin dall’Unità d’Italia è sempre esistita una specifica normativa inerente i controlli e sanzioni da effettuare a tutela dell’Amministrazione postale. Il 31 Gennaio 1890 con Decreto Ministeriale venne istituita la figura del Verificatore postale, che ebbe operatività a partire dal 1 Aprile 1890.

I Verificatori venivano scelti tra il personale postale più capace e meritevole ed avente un grado non inferiore a quello di ufficiale. Venivano nominati con specifico Decreto Ministeriale ed il loro incarico era quello di attendere alla tutela dell’erario postale attraverso la diretta responsabilità del controllo della esatta affrancatura della corrispondenza in partenza, in arrivo ed in transito e della corretta applicazione dei regolamenti postali nell'ufficio in cui era di istanza. Inizialmente solo nelle principali Direzioni e nei principali Ufizi di Posta del Regno erano presenti già dalla fine del 1890: Milano, Torino, Genova, Venezia, Roma, Napoli, Palermo e gli uffici delle stazioni ferroviarie di Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino e Roma.

Tra i suoi doveri il Verificatore elevava verbale di contestazione a carico del personale postale per via delle manchevolezze riscontrate durante il loro servizio, andando ad integrare con francobolli quelle affrancature apposte dal personale postale di corrispondenze le cui tariffe venivano ritenute inesatte come raccomandate ed assicurate e per questo erano multati. Nell’espletare le proprie funzioni il Verificatore era munito di un timbro con la qualifica del suo ufficio (Verificatore o Controllore) e lasciava impronta del suo operato sulle buste e sui valori applicati utilizzando un timbro annullatore circolare o lineare "VERIFICATO".

Quindi gli illegittimi comportamenti e le relative violazioni degli obblighi di servizio venivano segnalati e, senza istruire alcuna formale procedura e solo effettuando un accertamento tecnico, venivano direttamente inflitte ammende al personale a fronte delle rilevate infrazioni. Ad ogni irregolarità veniva elevato la conseguente contestazione tramite due modelli: Mod. 41 attinente al servizio pacchi; Mod. 13 inerente i verbale per irregolarità di servizio. Si tenga conto che anche i Verificatori a loro volta potevano essere oggetto di note di biasimo e quindi di "ammenda" da parte dei loro "Controllori", la dicitura soventemente usata in questa casistica veniva verbalizzata sul mod. 167/A e la formula recitava così:

Una peculiarità dei Verificatori era che non potevano essere distolti dalle loro mansioni affidate dal D.M. del 31 Gennaio 1890 ed erano soggetti alla diretta vigilanza dell’Ispettore distrettuale d’appartenenza. Tra i principali doveri era la tenuta di un giornale quotidiano in cui annotare le proprie osservazione di una certa valenza. Giunto fino ai giorni nostri se ne ritrovano tracce labili a cavallo degli anni ottanta novanta del secolo scorso per poi definitivamente scomparire senza lasciare traccia. Lasciamo ogni commento ai lettori circa la necessità di tale figura postale oggigiorno. Verifichiamo!

Sergio Mendikovic

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