Giovedi, 24 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 23:40

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Salerno 1787

Il sistema postale del Regno di Napoli in epoca Viceregnale era d’uso esclusivo delle autorità governative, militari e dai potentati dell’epoca. Il primo segno di bollatura delle missive del regno era un bollo lineare di foggia barocca tipicamente spagnola "Estafeta" nota su lettera del 1692.

Tale bollo era ancora in uso nel 1755 ben dopo venti anni dalla indipendenza del regno sotto Carlo di Borbone. Il sistema postale prevedeva che la corrispondenza venisse bollata solo nella capitale, Napoli, sia in partenza che in arrivo od in transito.

Vennero approntati bolli lineari sul tipo precedente con dicitura NAPOLI e bolli lineari recanti il nome del capoluogo di provincia Bari, Lecce, Foggia, Campobasso, Potenza e Salerno e bolli sempre lineari riportanti il nome del "camino" (Cam.o di Pu, Cam.o di Cal e Cam.o di Roma) od ancora riportante il nome della regione (Abruzzi). La corrispondenze proveniente dai tenimenti siciliani era bollata coi timbri "Messina" e "Palermo".

Dalle fonti viene evidenziato che tali bolli di provenienza vennero utilizzati fino al 1799 e successivamente la Repubblica Napoletana promulgò il 1° Gennaio 1800 che la posta venisse bollata in partenza da tutte le officine di posta. Tali bollatori erano già stati approntati prima dell’evento rivoluzionario. Ci preme ricordare come il timbro "Estafeta" è stato, ed è, il primo bollo ad inchiostro apparso sul suolo italico fra gli Antichi Stati Italiani.

Per quanto attiene Salerno, già verso la fine del 1700 ha inizio il nuovo sistema postale. Le notizie ci provengono grazie al canonico della cattedrale Matteo Greco vissuto verso la seconda metà del 700, nelle sue "Cronache". Il 1° Gennaio 1787 l’Ufficiale della Regia Posta incominciò ad apporre sulle missive un timbro lineare corsivo di color brunastro recante la dicitura Salerno di impronta incerta, come da figura (lettera del 15 Marzo 1789).

Il principale collegamento avveniva con la capitale del regno. Il Procuratore della Regia Tenenza di Salerno don Vincenzo Avossa redasse una convenzione per il trasporto della posta con il principale proprietario di calessi di Salerno, don Nicola Pilato. Si faceva obbligo al Pilato di trasportare ogni giorno la valigia postale ed ogni altro pacco che gli venisse consegnato per Napoli e ritorno, avendo nella capitale due fermate: alla Porta del Carmine ed alla Fontana dei Serpi.

La convenzione stabiliva che il carico non doveva eccedere il peso delle 2 cantaja (il cantajo era pari a Kg. 80,09), tale imposizione poteva essere derogata solo alla vigilia ed antivigilia di due festività religiose: il Natale ed il Sabato Santo. Il trasporto in queste due occasioni, per maggior comodo della Regie Poste, era composto, invece di due soliti calessi, con un ulteriore traino. Per tale maggiore incombenza si previde una satollazione al Pilato di ben 12 carlini a supplemento al prezzo pattuito che era pari a 15 ducati mensili.

Il Procuratore della Regia Tenenza di Salerno don Vincenzo Avossa nella convenzione postale con il Pilato fece anche menzione al "malaugurato caso in cui ladri e briganti assalgano il calesse postale trafugandone le valige di posta od altro oggetto appartenente alla Regia Posta".

A tale ipotesi paventata don Vincenzo Pilato assicurò il Procuratore della Regia Tenenza di Salerno la incolumità del carico, sempre che alla guida dei calessi ci fossero uomini di sua fiducia e non i postiglione della Regia Posta. Va da se che il Pilato avesse stipulato una "assicurazione" con i briganti e ladri lungo la tratta a tranquillità del proprio lavoro.

Sergio Mendikovic

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