Abbiamo sempre parlato di francobolli, dei loro colori, delle dentellature ma non abbiamo mai accennato alla casa dei francobolli, cioè alle "Poste e Telegrafi", secondo la vecchia dizione: perciò ritengo utile ricordare la storia della costruzione di questo bell'edificio postale.
La necessità di avere un nuovo Palazzo delle Poste fu avvertita a Salerno fin dal 1919. Infatti nella relazione dell'Assessore Giovanni Cuomo si riferisce che gli uffici postali: "mal rispondono ai loro scopi, per locali inadatti e mal ripartiti".
Tornando indietro, però, già nel 1915 la Camera di Commercio faceva voti al Ministero per ottenere un edificio delle Poste, Telegrafi e Telefoni nella nostra città.
Nel 1921 venne dato incarico agli ingegneri Toma e Donzelli di redigere un progetto su un suolo concesso gratuitamente dal Comune di Salerno e già nel 1923 i lavori furono appaltati all'impresa De Rosa senza però che iniziassero i lavori.
Con l'avvento del Fascismo l'onere della costruzione passò al Ministero delle Comunicazioni che nel 1928 stava per iniziare i lavori su un'area scelta tra Corso Garibaldi e Lungomare, di fronte all'area del vecchio foro boario sulla quale nel 1939 sorgerà il Palazzo di Giustizia.
Il Progetto venne affidato all'ing. Roberto Narducci, dell'Ufficio Tecnico del Ministero, mentre la direzione dei lavori fu di competenza dell'ing. Francesco Canistracci, e l'esecuzione dei lavori fu opera dell'impresa Cesare Giovagnoni di Napoli. Il progetto prevedeva un edificio da sviluppare su quattro livelli più un seminterrato, ma nel 1931, a lavori iniziati, fu aggiornato con una sopraelevazione in corrispondenza del piano attico.
Nel 1932 l’opera fu completata ed inaugurata il 28 Ottobre alla presenza del Sottosegretario alle Comunicazioni Lojacono che nello stesso giorno inaugurò anche il R. Liceo Ginnasio "T. Tasso" a piazza San Francesco. Il palazzo ha una volumetria di diecimila metri cubi ed è tra i primi edifici monumentali realizzati dal regime a Salerno con lo stile classico modernizzato, e presenta un fronte compatto ed unitario su Corso Garibaldi, dove si apre l'ingresso principale, ed uno più articolato sul Lungomare.
Il basamento è rivestito da “intonaco a bugnato”, comprende il pianoterra ed il piano ammezzato e poggia su di uno zoccolo di “pietra bianca a masso” corrispondente al seminterrato. I cinque piani originari vengono conclusi da un cornicione di coronamento, sul quale poggia il piano attico, oggi sviluppato sull'intera superficie, mentre all'epoca della costruzione esso occupava solo quella parte centrale delimitata da due gruppi scultorei realizzati dall'artista romano Conti.
L'edificio poggia su di una enorme gettata di calcestruzzo dalla quale si elevano le mura perimetrali in “pietrame calcareo e travertino” fino al primo piano ed in tufo giallo a proseguire, tutte collegate, mediante cordoli di calcestruzzo, ai solai a travi incrociate in cemento armato. Gli interni rispecchiano il classicismo modernizzato delle facciate: pareti rivestite con marmi pregiati, pavimenti a mosaico, scalone monumentale e decorazioni a stucco.
Inizialmente le due grandi sale al piano terra aperte al pubblico erano destinate, quella a destra, entrando, ai servizi “a danaro”, quella a sinistra alla corrispondenza e ai pacchi postali. Ognuna di esse aveva i pavimenti a mosaico in ceramica di Cremona e le pareti rivestite in marmo “verdello”. Indubbiamente il regime non badò a spese nel costruire questo edificio postale, che ancora oggi con la sua maestosità conserva il suo fascino.
Aldo Baldi






