Giovedi, 24 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 23:40

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Holly e Benji, fenomenologia del cartoon per eccellenza

Al di là delle sollecitazioni provenienti dalla cronaca quotidiana o dalla politica, ovvio e fisiologico 'tributo' che la stampa deve pagare alla necessità di rendersi appetibile al pubblico di tutti i giorni, un portale che si rispetti deve assecondare le esigenze dei propri lettori nel modo più curioso e trasversale possibile.

Come? Occupandosi, ad esempio, del fenomeno televisivo più eclatante degli ultimi 25 anni, il cartone animato per antonomasia, il prodotto manga più celebrato, rivisto, venerato in simultanea da almeno 3 generazioni (compresa la mia): Holly e Benji. Sfido a trovare un solo individuo, diciamo a partire dalla classe anagrafica 1970, che non abbia mai visto un episodio del mitico 'Captain Tsubasa', nome originale del fumetto archetipico disegnato da Yoichi Takahashi, europeizzato poi in 'Holly e Benji' al momento di esportare il prodotto nel mondo occidentale (tutti i nomi dei personaggi, infatti, sono conosciuti qui da noi nella più accattivante e 'gestibile' forma anglòfona rispetto all'improponibile originale nipponico).

Holly (Oliver Hutton, ovvero Tsubasa Ozora) e Benji (Benjamin Price, alias Genzo Wakabayashi), personaggi principali del cartone, sono due ragazzini che coltivano il sogno di praticare il calcio ad alti livelli. Nulla di strano, a 11 anni, se non fosse che ci troviamo a Fujisawa, sperduta località della prefettura di Kanagawa dove la parola 'calcio' può essere conosciuta, casomai, sotto forma di vago sinonimo/surrogato del più significativo elemento chimico.

E' solo la prima stranezza, è noto che il Giappone non ha mai avuto grosse tradizioni in questo sport, ma è altrettanto ovvio che il disegnatore - stregato dai campionati mondiali del 1978 visti in tv - non può essere crocefisso soltanto per il fatto di essere un giapponese appassionato di uno sport di tutt'altra provenienza. Anzi, magari proprio il fatto di ambientare 'autarchicamente' (e giustamente) le vicende sui campi del Sol Levante ha contribuito a diffondere rapidamente il calcio fra i popoli dagli occhi a mandorla. Attualmente, la J-League è uno dei campionati più appetiti per avanguardia tecnologica, guadagni e quel pizzico di esotismo che non guasta.

Dicevo dei 2 ragazzini. Holly approda in Oriente per le esigenze di lavoro del padre giramondo, un fantomatico esponente della marina, e già smania per trovare nuovi amici con cui condividere la patologica passione per il football; complici i frequenti viaggi del genitore, troverà in Roberto Sedinho - misterioso ex talento azzoppato del calcio brasiliano (avvezzo alla bottiglia), capace di sfondare le reti a colpi di rovesciate - una specie di padre putativo. La conoscenza con Benji, comunque, è a dir poco traumatica, dal momento che entrambi hanno una forte personalità e vogliono dimostrare a tutti (e a tutti i costi) il loro valore, salvo poi - in breve - ritrovarsi compagni di squadra in una delle compagini più forti del torneo interscolastico nazionale, la NewTeam.

Benji, autentico bulletto di quartiere, è il leader della squadra San Francis e rivendica la priorità sul locale campetto di allenamento, mandando via chiunque si avvicini - giocatori di pallavolo, rugby, baseball - parando palle di ogni forma e tiri di ogni potenza. E qui si comincia ad intuire la portata involontariamente comica del cartone: appena il lanciatore di baseball, ad esempio, scarica la fucilata (ricordo ai lettori che una pallina da baseball è un puntino minuscolo a fronte dei 7 metri di larghezza di una porta da calcio), lo spocchioso Benji blocca la piccola sfera con la mano sinistra senza scomporsi. Da leggenda.

Holly non vuole essere da meno: dapprima - da una collina lontana almeno 10 chilometri - calcia un pallone autografato nel giardino della villa di Benji (un pò come centrare la palestra scoperta del Liceo Tasso calciando dal Castello Arechi) che ovviamente blocca in presa (e ti pareva), e poi, trovatosi faccia a faccia col diabolico portiere, gli spara una cannonata da un marciapiede all'altro facendo passare il pallone sotto un autobus in transito. Da ribaltarsi sulla poltrona, nel senso dell'esaltazione.

Le schermaglie culminano in una supersfida tra le rispettive squadre di appartenenza, Newppy e San Francis, che si conclude in parità al termine di 90 minuti caratterizzati da agonismo esasperato, tattiche ostruzionistiche (la 'gabbia' voluta da Benji per ostacolare Holly farebbe impallidire persino Trapattoni) e gol rocamboleschi (lo stesso Benji figura fra i marcatori). Insomma, non c'è un vincitore ma entrambi gli atleti si guadagnano la convocazione nella selezione provinciale, la neonata NewTeam, che andrà ad affrontare il campionato nazionale. E' qui che comincia (e finisce, perchè le serie successive - soprattutto quelle relative ai Mondiali - perderanno il fascino dei primi episodi) la saga vera e propria, l'alternarsi di personaggi memorabili e di circostanze al limite dell'umano.

Penso subito alla coppia omologa-rivale che difende i colori della Muppet (e poi della Tohu): Mark Lenders (Kojiro Hiyuga), ragazzo difficile che cerca nel calcio il riscatto da una vita grama e la ricchezza con cui ripagare la madre dei tanti stenti, e Ed Warner (Ken Wakashimazu), portiere-molla che svergognerebbe anche il miglior Buffon.

Lenders, abbigliato anche d'inverno con una simil-canotta agostana (gli manca solo il pacchetto di sigarette nella manica arrotolata), sbriciola con la stessa facilità muri ed avversari grazie al 'Tiro della Tigre', una legnata dalla forza devastante che sottopone a gastroscopia improvvisata i malcapitati difensori e straccerà (?) i guanti di Benji, accartocciato in presa e spostato oltre la linea di porta dall'indomito pallone (?). Warner, invece, è il classico portiere pagliaccio che ìrrita e irrìde; suo marchio di fabbrica la parata con spinta sul palo: nel cartone, il rapporto spazio-tempo è talmente anomalo che Warner ha tutto l'agio di intuire la direzione del tiro, prodursi in 6-7 smorfie del viso, correre verso il palo opposto, sfruttarlo come sponda e ri-tuffarsi indietro per abbrancare la sfera. Tiramolla non saprebbe fare di meglio.

Piazza d'onore per i funambolici gemelli Jason & James Derrick (Kazuo & Masao Tachibana) della Hot Dog; sfruttando i terreni di gioco chilometrici (autentiche autostrade a 4 corsie in leggero falsopiano, dove le porte spuntavano lontane come miraggi), attuano la terribile 'Catapulta Infernale', specie di configurazione laocoontica in cui uno dei due, scivolando supino con le ginocchia flesse, in un'agghiacciante posizione fetale, fa da trampolino per l'altro che riceve la spinta e si produce in una rovesciata o un colpo di testa, raccogliendo un pallone calciato 'a campanile' - fra lo sbigottimento generale - poco prima di avviare la combinazione. Variante rocambolesca della catapulta è il 'Tiro Incrociato' con arrampicamento sulla porta: prima un piede sul palo, poi 'hop' in volo verso il solito pallone vagante da appoggiare al gemello accorrente che, smarcatissimo, realizza.

Indimenticabili anche Phillip Callaghan (Hikaru Matsuyama) della Flynet e Giulian 'Core n'grato' Ross (Jun Misugi) della Mambo, quest'ultimo protagonista - quale capitano coraggioso - di uno 'spettacolare' malore in campo con tanto di cuore infranto in mille pezzi (ecco il motivo del soprannome che gli ho attribuito). I due calciatori sono molto diversi: Callaghan è la determinazione, la leadership innata che supplisce a mezzi tecnici non eccelsi; Ross è l'opposto, il classico principino che sprizza talento e predica calcio sopraffino.

E poi una valanga di comprimari, di deuteragonisti il cui unico ruolo è quello di enfatizzare la grandezza dei relativi capitani. Si, perchè in Holly e Benji - per quanto la facciano da padroni valori come l'amicizia, il rispetto dell'avversario, la lealtà sportiva - non esiste il concetto di squadra, il collettivo. Conta soltanto il leader, il classico numero 10. Quasi che il pallone scotti quando è fra i piedi degli 'altri', pronti ad asservirsi ai più celebrati compagni, lesti ad impadronirsi della sfera e dribblare tutti fino ad entrare in porta con essa. Per la serie, 'rat'm 'o pallon' ca' m'ò bbeg' je (traduco per i lettori da Viterbo in su: datemi il pallone che ci penso io).

Esempio della categoria di portaborse ingobbiti sotto il peso della mediocrità è Danny Mellow (Takeshi Sawada), l'umile gregario di Lenders alla Muppet/Tohu, capace di passare il pallone al capitano anche nel caso - raro, rarissimo - si trovi al cospetto della porta sguarnita. Eppure riesce a segnare addirittura un gol nella sfida senza tempo (nel senso letterale, perchè le partire clou duravano almeno 10 puntate) contro gli acerrimi rivali della NewTeam.

Ciò che Mellow è per Lenders, Tom Becker (Taro Misaki) è per Holly, anche se con notevole dignità in più. Tom si annulla puntualmente pur di assecondare il capitano, ma è molto più protagonista nelle fasi decisive del gioco. Un capitolo a parte merita Bruce Harper (Ryo Ishizaki), difensore scarsissimo della NewTeam il cui solo compito - peraltro prezioso in talune circostanze - è quello di immolarsi con la faccia contro le cannonate di Lenders & co, col risultato di coprirsi costantemente di ridicolo, oltre che di lividi.

Attorno a queste pazze partite si muove un sottobosco di personaggi molto folkloristici, come ad esempio Patty, tifosa distonica e spasimante fastidiosa di Holly; oppure gli immancabili osservatori con binocolo, che ci mettono 30 partite e 2 serie complete prima di individuare il talento da esportare (in Brasile, mah). Totalmente insignificanti gli allenatori - messi lì solo per passare l'acqua o qualche pezzuola bagnata - perchè non esiste tattica o strategia di gioco, come già evidenziato; si corre a vuoto e soprattutto in 15 sul pallone (sistematicamente ovale o luminescente dopo ogni tiro), lasciando drammaticamente sguarnite zone preziose di terreno.

Un'ultima considerazione sulla sigla: storica quella cantata da tal Paolo (La-lla-lla-la-la-la-lla/La-la-la-lla-la-la-la-la/Due sportivi, due ragazzi, per il calcio sono pazzi... Holly si allena tirando i rigori, Benji si allena parando i rigori), mediocre quella moderna (che accompagna l'avventura mondiale dei ragazzi e l'affermazione iridata del... Giappone) dal titolo "Che campioni Holly & Benji".

Luigi Cerone

Commenti 

 
#2 Angelo 2011-12-20 12:47
Gran bell'articolo,
grazie per avermi fatto rivivere certi pomeriggi indimenticabili!
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#1 Ospite 2010-07-16 13:58
Chapeau a Yoichi Takahashi, perchè anche se le partite non finivano mai e i campi erano infiniti, meriterebbe una statua per i milioni di bambini che ha fatto sognare. Grazie
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