"Il modo migliore di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi". Questo il monito del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, all'indomani della sua visita nelle terre sconvolte dal sisma.
Un'esortazione decisa, un invito accorato, che seguì il j'accuse lanciato allo speciale Tg2 del 27 novembre: "Non ci sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci".
Ricostruire quei paesi, ridare una speranza, una prospettiva economica, un futuro ad una vasta area del Mezzogiorno che già prima viveva in condizioni di miseria e che, con il terremoto, ha perso tutto.
Questa la priorità individuata dal Presidente e condivisa da Giuseppe Zamberletti, nominato Commissario Straordinario per l'Emergenza. Già nelle settimane immediatamente successive, si tentò di ipotizzare una stima dei danni: si parlò di circa 8mila miliardi, ma la cifrà lievitò in modo esponenziale, fino ad arrivare a 60mila miliardi.
Da subito si comprese, però, che burocrazia e speculazione avrebbero dominato la scena nei mesi e negli anni a seguire. "Il denaro da spendere è così abbondante che non sono pochi coloro che già oggi pensano di poter partecipare al banchetto. Ed è proprio questo che il governo deve affrontare: assicurare la perfetta trasparenza della spesa, in modo da evitare ruberie".
L'avvertimento de il 'Mattino illustrato' del 6 dicembre 1980 si rivelò una triste, e forse anche semplice, profezia: la ricostruzione fu uno dei peggiori esempi di speculazione su una tragedia, come testimonia una lunga serie di inchieste, per le quali sono state coniate espressioni come 'Irpiniagate', 'Terremotòpoli' o 'Il terremoto infinito'.
Ma ricostruire non signficava solo edificare nuove case e, spesso, nuovi paesi. Ricostruire significava anche offrire una nuova prospettiva economica ad intere aree costrette a ripartire da zero. E, come avvenne dopo il terremoto del 1976 in Friuli, si tentò di incentrare la ripresa sul rilancio industriale: ma già prima del sisma il tessuto di quei territori non presentava affatto caratteristiche industriali; la logica conseguenza fu l'arrivo di una spropositata pioggia di finanziamenti che, in molti casi, non non sono mai stati spesi.
Un grave errore, testimonianza di una più generale incapacità da parte dei governi nazionali di cogliere le specificità della realtà devastata dal sisma dell'80; la stessa incapacità che ha poi portato ad ignorare sentimenti come la speranza e l'attaccamento alla propria terra.
"Se ce ne andiamo, qui non torniamo più: il paese scomparirà per sempre". Sono le parole di una donna di Balvano, condivise da tanti tra i sopravvissuti, che rifiutarono le offerte di ospitalità, piovute dall'Italia e all'estero, per restare vicini ai propri villaggi. In molti decisero di affrontare un inverno durissimo in tendopoli sferzate da pioggia, neve e vento, quasi a voler controllare di giorno in giorno il procedere della ricostruzione, nella speranza di tornare nelle case e nei paesi dove avevano vissuto da sempre.
Fu un dramma, quello dei sopravvissuti, tratteggiato perfettamente dalla penna di Giulio Nascimbeni, giornalista del 'Corriere della Sera', nell'edizione di mercoledì 26 novembre: "Il terremoto di domenica ha ucciso e distrutto case, scuole, chiese, cimiteri, ritrovi. Ha spento, cioè, quel nucleo di pàlpiti e di ricordi che nessun cinismo può annullare.
Con tante creature amate, se ne sono andate nell'orribile boato e nell'orribile polvere, anche le radici. L'uomo è questo: l'uomo è le sue stesse radici, per quanto misera e sconosciuta possa essere la sua genealogia [...] Le radici da onorare e riconquistare. Quei paesi ora distrutti sono ancora una sorta di lacera terra promessa [...]
Diciamo no, con tutta la nostra passione, al definitivo esodo che qualcuno sta programmando. Via dalle macerie, dai pericoli, dal freddo, dall'odore della morte, dall'assedio del nulla: questo è giusto e necessario. Ma si lasci a quella gente, come una trepida luce in questo grande buio, lo spiraglio del ritorno alle radici, secondo la legge non scritta che attenua il dolore di ogni uomo".
Carlo Alfani
*PER LA CONSULTAZIONE DEL MATERIALE SI RINGRAZIA LA BIBLIOTECA PROVINCIALE DI SALERNO






