Ore 16.53 del 23 maggio 1999: la Salernitana, impegnata nel disperato confronto dentro-fuori di Piacenza, ha appena perso il diritto di ripresentarsi ai nastri di partenza della serie A. L'1-1 non basta.
La retrocessione è maturata al termine di un match spigoloso e rappresenta l'epilogo amaro di un anno tribolato sia a livello tecnico (con il contestatissimo allontanamento di Delio Rossi) che extracalcistico (parte della tifoseria balza agli "onori" della cronaca per una forte rimostranza nei confronti della società proprio in occasione del siluramento del mister romagnolo).
La comitiva dei sostenitori, cui rimane soltanto rabbia e scoramento per il traguardo mancato di un soffio, si appresta gradualmente, non senza attimi di forte tensione, ad abbandonare le gradinate del Garilli.
Ovvio che un gruppo nutrito di supporters delusi e arrabbiati rappresenti la classica "patata bollente" per chi è preposto alla tutela dell'ordine pubblico; pertanto, intorno alle ore 20, circa 1500 sostenitori vengono ammassati in fretta e furia sul convoglio 1681, con la "promessa" che a Bologna verranno aggiunti 3 vagoni per rendere il viaggio meno disagevole.
Proprio la sosta nel capoluogo felsineo segna l'inizio dei problemi. L'innesto dei vagoni richiede tempo, sicchè alcuni vandali (in un contesto sano può sempre annidarsi qualche "cane sciolto") entrano in azione; dapprima rubano nel bar della stazione, poi fanno incetta di sassi: li useranno (assieme ad un estintore, scagliato verso una Casa Ferrovieri) come proiettili contro cose e persone lungo il viaggio. Alle 21.10 il treno "speciale", o almeno presunto tale, riprende la corsa. Gli Agenti a bordo sono appena una dozzina, metà a "prua" e metà a "poppa".
Al di là di qualche sassaiola all'approssimarsi di stazioni colpevoli semplicemente di trovarsi sul tragitto (ad uso e consumo degli spaventati viaggiatori in attesa sulle banchine), fino a Nocera Inferiore non succede nulla di grave. Anche i suddetti vandali in seno alla carovana, probabilmente, sono stati vinti dal sonno e dalla delusione. Ad un tratto, però - e siamo all'alba - qualcuno tira la leva del freno di emergenza. La sosta non dura poco, e l'impazienza serpeggiante comincia a produrre calci e sassate ai vetri dei finestrini. Ci si accanisce anche sui sediolini, divelti e scaraventati fuori.
Dopo 30 minuti la marcia riprende, salvo interrompersi almeno altre 2 volte in un alternarsi continuo di frenate e ripartenze. La Polfer decide così di "annullare" la corsa, inducendo molti a preferire linee di fortuna intercettate "al volo". Altri, invece, intendono rimanere sul treno e proseguire regolarmente. Un agente Polfer sblocca freno e situazione, mettendo in condizione il convoglio di coprire i pochi km che lo separano da Salerno.
Il dramma è dietro l'angolo e fa la sua comparsa, sotto forma di fiamme vive, nella lunga galleria di Santa Lucia che collega Nocera al capoluogo. All'interno della quinta vettura, infatti, divampa un incendio virulento: alcuni teppisti avrebbero appiccato un fuoco servendosi di tendine, asciugamani e rotoli di carta igienica. Magari nemmeno loro immaginano l'inferno che ne sarebbe scaturito.
L'aria si fa subito rovente ed irrespirabile, a mò di cappa. In tanti cercano di evadere dai finestrini, col rischio di impattare i treni provenienti dalla direzione opposta. C'è chi perde i sensi. La percorrenza della galleria è lenta (qualcuno, visto il pericolo, ha di nuovo azionato il freno) e ciò amplifica l'effetto soffocamento. Il macchinista, allora, cerca di trascinare il convoglio fuori dal tunnel il più rapidamente possibile. Non servirà ad evitare la tragedia, non servirà ad evitare che altri paghino con la vita il gesto di alcuni sconsiderati.
Quando le forze dell'ordine accorrono nei pressi del treno appena sbucato, alle 8.20, è evidente la gravità della situazione: 4 i corpi carbonizzati, almeno una dozzina gli intossicati e i feriti. A morire in modo atroce, imprigionati nel rogo, sono Ciro Alfieri (15 anni), Vincenzo Lioi (16), Giuseppe Diodato (23) e Simone Vitale (22), quest'ultimo volontario dei pompieri impegnato fino all'ultimo a seguire il coscienzioso istinto del prestare aiuto alle persone in difficoltà. Il via-vai di familiari e di ambulanze è impressionante, la città - ancora poco informata data l'ora mattutina - è scossa da strani e sinistri squilli di sirene. Presagi nefasti puntualmente confermati.
Seguono giorni di rabbia e dolore, la stampa dà ampio risalto alla vicenda. Il Sindaco De Luca proclamerà lutto cittadino in concomitanza delle esequie al Duomo. La Procura attiverà subito le indagini restringendo il campo - fra ricusazioni e testimonianze di indirizzo differente - a poche persone. Ma, a 13 anni di distanza, il mistero di quelle ore convulse permane intatto.







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