Giovedi, 24 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 23:40

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11 febbraio 1944, Salerno è Capitale d'Italia

"A decorrere dalle ore 0.00 del giorno 11 febbraio 1944, l'esercizio di tutti i poteri dello Stato, viene riassunto dal Governo Italiano nei seguenti territori sin qui sottoposti all'Amministrazione Militare Alleata".

Con queste parole, il Re d'Italia Vittorio Emanuele III sancisce la riassunzione dei poteri, da parte del Governo italiano, sui territori liberati dall'occupazione tedesca. E al contempo, è questo l'ultimo atto del 'Governo dei sottosegretari', costituito a Brindisi nell'estate del 1943 per guidare il Regno del Sud, e il primo decreto emesso a Salerno, che diviene così, nell'attesa della liberazione di Roma, la nuova capitale d'Italia.

"Le Nazioni Unite - scrive il Maresciallo Pietro Badoglio nel decreto ufficiale - aderendo alla richiesta del governo, hanno disposto che la maggior parte del nostro territorio sinora occupato dalle forze alleate ci sia restituito. Pertanto, tutti i territori della penisola, a Sud dei confini settentrionali delle province di Salerno, Potenza e Bari ritornano all'amministrazione italiana [...] E' questa la prima tappa verso la rinnovata unità della Patria che dev'essere il nostro scopo e la nostra suprema aspirazione, la prima tappa dopo la cieca corsa verso l'abisso [...] I nostri fratelli ci attendono in Roma eterna, nelle città e nei villaggi ancora oppressi dalla servitù nazi-fascista.

La guerra può essere vinta soltanto con la più leale, con la più franca, con la più intima collaborazione coi liberi e grandi popoli alleati. Italiani, è questo, dopo molti e dolorosi avvenimenti, un giorno fausto della nostra storia perché, se lo sapremo e vorremo, sarà il primo dell'auspicata rinascita nazionale che può scaturire soltanto dallo sforzo risoluto, concorde ed unanime del popolo italiano".

Ma facciamo un passo indietro. Tra il tardo autunno e l'inverno del '43, l'avanzata alleata verso Roma, diversamente da quanto pronosticato e auspicato, non procede in modo spedito: la 5ª Armata è bloccata sulla strada per Cassino. In questo clima, sia da parte italiana che alleata, si avverte l'esigenza di trasferire da Brindisi la sede del Governo.

La scelta ricade su Salerno, dove, con lo sbarco anglo-americano nella notte fra l'8 e il 9 settembre, aveva preso il via "Operation Avalanche", il ritorno degli inglesi e il primo impatto degli americani con il continente europeo. Salerno e l'immediata periferia erano, così, diventate il teatro di una battaglia dura, sanguinosa, ricca di equivoci ed errori, iniziata nel più sfrenato ottimismo e sfociata ben presto in un clamoroso disastro. Gli alleati avevano conquistato la città il 13 settembre, faticando altri 15 giorni, e ben oltre le aspettative, per aver ragione delle truppe naziste sia a sud che a nord del capoluogo.

Torniamo ai primi di febbraio. Il trasferimento degli uffici e del personale governativo è operato tra il 3 e il 5 febbraio: 29 carri merci si muovono da Brindisi, Taranto, Bari, Lecce; 380 persone, in tutto, partono alla volta della cittadina campana.

Ecco cosa scrive il giornale cittadino 'L'ora del popolo' il 9 febbraio: "Nel quadro della politica italiana, l'avvenimento più importante della settimana è certo il trasferimento del governo da Brindisi a Salerno [...] A Salerno venne da Roma Gregorio VII, il grande Pontefice che osò resistere alla tracotanza dell'imperatore tedesco e, anziché cedere, sacrificò, come è costume nella Chiesa Cattolica, la sua persona: a Salerno, dopo nove secoli, viene col suo Governo il Capo dello Stato Italiano, ugualmente costretto dalla prepotenza dei discendenti di Enrico IV a lasciar Roma. Che farà egli a Salerno? Saprà sacrificare la sua persona divenuta non più simbolo di coesione degli animi italiani, bensì causa di discordia e di scissione? E si costituirà a Salerno quel governo forte, che gli Italiani e gli Alleati attendono? Che il Governo di Salerno riscatti il nome vilipeso del Governo di Brindisi, per il decoro e per la rinascita dell'Italia".

Quella che era diventata una città fantasma, abbandonata da tutti, messa in ginocchio dai bombardamenti dell'estate precedente e dalla battaglia seguita allo sbarco, sembra rinascere. I salernitani, consapevoli di vivere un momento unico ed eccezionale, sentono l'orgoglio di ospitare il governo italiano, un orgoglio che si manifesta in una generosa gara di tutti ad offrirsi per quanto potesse occorrere per il vanto del proprio paese, per l'onore della nazione. Lo stesso 'Ora del Popolo' scrive: "I Salernitani sentono oggi tutto l'orgoglio del compito che assume la nostra città".

Eppure da giorni a Salerno monta un'aspra polemica, quasi un incidente diplomatico. Ne sono protagonisti l'arcivescovo Monterisi, il tenente colonnello Robertson e il Maresciallo Badoglio; argomento del contendere è il Seminario arcivescovile di via Pio XI, uno degli edifici individuati dalle autorità alleate come sede di uffici governativi, peraltro già parzialmente occupato da alcuni uffici americani. Il vescovo, rivendicando l'unicità dell'istituto in tutta l'area che va dal Golfo di Gaeta a quello di Taranto, rifiuta di concedere i locali della struttura. E a Badoglio, che cerca di fare appello allo stato di necessità imposto dalle vicende belliche, risponde con decisione: "Dichiaro, sapendo di averne diritto, che nessuno uscirà dal Pontificio Seminario Regionale, alunni o superiori, se non si adoperi la violenza della forza armata". Dopo giorni di tensione arriva la mediazione: il governo italiano ha a dispozione sedici stanze.

Il Governo si trasferisce il giorno 10, sebbene l'atto ufficiale porti la data del giorno successivo. Il Presidente del Consiglio, il vecchio Maresciallo Badoglio, si affaccia dal balcone del Palazzo di Città, scelto come sede della Presidenza, per ringraziare la folla festante che lo accoglie con calorosi applausi.

Restano da sistemare i tanti uffici in diversi edifici della città. Al comune, insieme alla Presidenza del Consiglio, si insediano il Ministero degli Interni e quello dell'Educazione, al Tribunale si colloca il Ministero di Grazia e Giustizia, alle Poste quello delle Comunicazioni; Esteri e Finanze trovano sistemazione rispettivamente a palazzo Barone e a palazzo delle Corporazioni (attuale Camera di Commercio); a Palazzo Natella hanno sede i Ministeri dell'Agricoltura e dei Lavori Pubblici. Altri uffici sono dislocati a Cava, Vietri e Napoli.

Il compito per il nuovo Governo, nel quale siedono due salernitani (Giovanni Cuomo all'Educazione Nazionale e Raffaele Guariglia agli Esteri), è delicato e impegnativo. Il primo banco di prova è la questione alimentare. Con la liberalizzazione del mercato, chiesta e ottenuta all'indomani dei bombardamenti, ritornano tutti i prodotti precedentemente scomparsi dalla circolazione; ma al contempo si verifica un aumento incontrollato dei prezzi. Tutto ciò che è in libera vendita raggiunge costi proibitivi per il tenore di vita dei salernitani. Il riprisino del calmiere e del razionamento, unito all'indubbio vantaggio che deriva dalla condizione di Capitale, consente di superare le preoccupazioni e di risolvere, almeno in parte, il problema.

Un secondo terreno di prova è il ristabilimento delle comunicazioni nei territori liberati. Infaticabili lavori di riparazione delle linee viarie e ferroviarie consentono, anche in quest'ambito, un lento ritorno a condizioni prossime alla normalità. C'è poi un terzo successo per il Governo di Salerno: il 15 marzo 1944 il Consiglio di Amministrazione dell'Istituto Superiore Pareggiato di Magistero sancisce la rinascità dell'Università di Salerno, soppressa da un decreto di Francesco De Santis poco dopo l'Unità d'Italia.

Il 4 giugno Roma è liberata dall'occupazione nazista. Il giorno successivo Vittorio Emanuele, pur senza abdicare, affida al figlio Umberto la Luogotenenza del Regno. Alla Presidenza del Consiglio Ivanoe Bonomi succede a Badoglio. Il Governo resta a Salerno fino a metà agosto per consentire il ripristino della normalità a Roma. Si conclude, così, l'avventura di Salerno Capitale. Breve sì, ma storica: con Torino, Firenze e Roma, Salerno è tra le sole città che hanno visto il proprio nome sotto l'intestazione della Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia. La città sembra vivere l'evento con uno stato d'animo sereno e distaccato. Ne è un chiaro emblema una poesia anonima pubblicata su 'La Libertà', che si chiude con questi versi:

O Salerno mia diletta
questi guai sono molto seri
hai sul capo una disdetta
se ne vanno i Ministeri.
Se ne vanno... che peccato!
Gesù Cristo sia lodato.

Carlo Alfani

Commenti 

 
#1 amy 2011-02-17 16:57
:-) viva salernooo
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