Giovedi, 24 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 23:40

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"Onore a te, fratello Andrea Fortunato"

Andrea Fortunato era un calciatore di talento. Giocava terzino sinistro, si diceva fosse destinato a ripercorrere le orme di Antonio Cabrini, mostro sacro della corsia mancina.

Ma Andrea Fortunato era soprattutto un figlio di Salerno, un ragazzo dalla faccia pulita che ha pagato dazio troppo presto ad una sorte infausta e meschina, che lo ha ghermito quando la speranza sembrava aver preso definitivamente il sopravvento.

Andrea Fortunato nasce a Salerno il 26 luglio del 1971. Al pari del fratello Candido, è subito attirato dallo sport, con il calcio però "relegato" a semplice passatempo estivo. Ad Andrea, però, viene naturale dare del "tu" al pallone, sicchè Alberto Massa, mèntore dei baby campioni, lo recluta 13enne nella Giovane Salerno.

Sotto l'egida del nuovo gruppo sportivo, Andrea sostiene diversi provini in tutto il Nord Italia, fino a quando il Como (serie B) non decide di ingaggiarlo: in Lombardia credono di aver scoperto un bomber, ma in realtà Andrea viene trasformato - dal tecnico della formazione "allievi" Rustignoli - in un portentoso terzino sinistro.

Nell'ottobre 1989, a Pescara, Fortunato debutta coi lariani in cadetteria; non è un campionato felice perchè si conclude con la retrocessione, ma i 16 gettoni di presenza costituiscono il presupposto per una stagione da protagonista nel successivo torneo di C: Andrea è un pilastro dei biancazzurri di Bersellini, la promozione svanisce solo allo spareggio contro il Venezia.

Fortunato entra nel giro della nazionale under 21 ma soprattutto nelle grazie del Genoa, che lo soffia all'Atalanta e lo gira in prestito per un anno al Pisa in serie B. La parentesi toscana è talmente positiva che i grifoni liguri si riprendono Fortunato al termine del campionato e lo lanciano titolare in massima serie nella stagione 1992/1993, quella della consacrazione: il terzino salernitano gioca 33 partite su 34 e segna 3 gol, uno dei quali decisivo per la salvezza contro il Milan.

La "Vecchia Signora", al secolo Juventus Football Club, è sedotta dal giovane talento e lo ingaggia a suon di miliardi (13) nell'estate del 1993, inserendolo in un contesto di campioni stellari, primi fra tutti Roby Baggio e Gianluca Vialli. Fortunato ha ormai le ali ai piedi, e nel settembre '93 il ct Arrigo Sacchi lo fa esordire in nazionale contro l'Estonia.

Ma la tanto sospirata chiamata mondiale (Usa '94) non arriva perchè Fortunato accusa un inspiegabile calo di forma nella primavera del 1994, fra febbriciattole persistenti e malesseri fastidiosi; lo staff medico è preoccupato, i tifosi invece inferociti, tanto che in una circostanza Fortunato è persino aggredito con l'addebito di prestazioni scadenti.

Leucemia linfoide acuta: è l'agghiacciante "spiegazione" di tutti i problemi, la diagnosi devastante dell'Ospedale Molinette di Torino, dove Fortunato era stato costretto a ricoverarsi - dopo una serie di visite inconsistenti ed infruttuose - per capirci qualcosa. E' il maggio del 1994.

Andrea viene trasferito a Perugia, gli vengono effettuati 2 trapianti di midollo (donatori la sorella ed il padre); il quadro sembra migliorare, Fortunato lentamente pare riprendersi. Nel febbraio '95 è addirittura convocato dal nuovo tecnico juventino Lippi per la trasferta di Genova, sponda sampdoriana: Andrea si accomoda solo in tribuna ma è ugualmente felice, Lippi in albergo quasi non lo riconosce.

La ricaduta giunge inattesa, improvvisa, il 25 aprile dello stesso anno; l'equilibrio sottile è spezzato da una feroce influenza, Fortunato muore in serata, mentre l'Italia sta preparando il match di Vilnius contro la Lituania. A lui la Juve dedica lo scudetto numero 23, conquistato pochi mesi dopo, Nevio Scala la Coppa Uefa del suo Parma. Una folla enorme gremisce il Duomo di Salerno in occasione dei funerali. Straziante la testimonianza del capitano juventino Vialli, contrito e singhiozzante.

Oggi, a 17 anni di distanza, il ricordo di Andrea Fortunato è più che mai vivo; l’Associazione onlus “Fioravante Polito” (nata con lo scopo di rendere obbligatori i controlli ematologici completi prima di iscriversi ad una società sportiva) e la Biblioteca del calcio “Andrea Fortunato” hanno pubblicato la prima biografia del giovane campione salernitano, scritta da Jvan Sica, dal titolo “Andrea Fortunato. Una stella cometa”.

Andrea resta nei cuori di tutti gli juventini che, in questo anniversario, sono più che mai vicini al suoi familiari. E lo ricordano con affetto, attraverso le commoventi parole di Gianluca Vialli pronunciate il giorno del funerale:

«Ti credevamo invincibile. In questi 11 mesi sei stato un esempio per noi, per come hai saputo affrontare problemi veri, non quelli legati a semplici vittorie o sconfitte, con coraggio e serenità, forza e determinazione. Ti abbiamo voluto bene, ti portiamo nel cuore. Onore a te, fratello Andrea Fortunato».

Luigi Cerone

Commenti 

 
#2 Ospite 2010-04-25 12:54
Grazie a voi che ci seguite ed apprezzate il nostro lavoro
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#1 Ospite 2010-04-25 12:49
Complimenti alla redazione per l'articolo, la cosa più brutta per una città sarebbe dimenticare i suoi figli migliori. Grazie Salernoinprima.
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