Giorni decisivi per il Crescent: ieri l'annuncio delle due offerte pervenute al Comune per l'affidamento dei lavori, oggi la presentazione del dossier firmato Comitato No Crescent, giovedì 10 giugno il verdetto del Tar in merito al ricorso presentato dal Comitato e da Italia Nostra.
"La nostra battaglia è appena iniziata", hanno annunciato stamani, nel corso di una conferenza stampa al Punto Einaudi di Salerno, gli esponenti del Comitato, nato poco più di un anno fa all'indomani della presentazione del monumentale progetto di Ricardo Bofill. Un'associazione che si dichiara, anzitutto, "trasversale", "libera", capace di accogliere al suo interno sensibilità, idee e storie politiche e sociali diverse, se non opposte.
Nella lotta ingaggiata del Comitato, la critica "estetica" al progetto dell'architetto catalano (ripresa nei mesi scorsi anche da Vittorio Sgarbi, che lo ha definito un "blocco sovietico") corre parallela alla denuncia di quella che il presidente Pierluigi Morena definisce "una vera e propria speculazione edilizia, mascherata sul piano politico e amministrativo dalla firma di una archistar: una speculazione che va a vantaggio di pochi (privati) e a svantaggio della cittadinanza salernitana".
E al Sindaco De Luca, che sin dal giorno della presentazione ha richiamato la possibilità che Salerno, con questo e con gli altri grandi progetti in cantiere, possa avvicinarsi all'Europa, Morena risponde seccamente: "Nelle grandi città europee, cui fa riferimento il Sindaco, alle archistar non si commissionano condomini da affidare a privati, bensì opere destinate al pubblico e alla cultura".
E, soprattutto, la mezzaluna di Bofill "è l'emblema di una tendenza alla cementificazione del litorale cittadino, il modo peggiore per avviare l'opera di riqualificazione di un'area meravigliosa, che doveva essere riqualificata, ma in altro modo" (di qui il costante riferimento al progetto originario di Oriol Bohigas). Peraltro - conclude l'avvocato Morena - "il progetto di Bofill non è che una replica, un'imitazione di opere analoghe edificate in Europa".
Opere che, spiega l'ingegner Andrea Cioffi, membro del Comitato, rimandano "ad un anacronistico gigantismo, figlio di un produttivismo che non è più una risorsa e che è ormai destinato a finire". Ecco, dunque, l'altro versante della critica al Crescent, quella relativa alla sua filosofia ispiratrice. "Il nocciolo più profondo del problema è proprio in un approccio che, nel nostro tempo, è ormai fuori luogo. Il Crescent è il simbolo di una ipertrofia dell'ego".
Si spiega così il senso della battaglia del Comitato No Crescent, che ha presentato questa mattina il suo dossier sulla procedura per la costruzione dell'emiciclo dell'architetto catalano, "The dark side of the (half) moon", con il chiaro riferimento e tributo ad uno degli album più famosi e venduti della storia del rock. Da una breve cronistoria della nascita del Comitato alla denuncia del mancato controllo da parte della Soprintendenza, dal raffronto tra le disposizioni del PUC e quelle del progetto Crescent all'evocazione dello strumento referendario: un anno di lotte, accuse, interrogazioni parlamentari, ricorsi. Il tutto a due giorni dal pronunciamento del Tar in merito al ricorso presentato da Italia Nostra. Forse siamo ad un punto di svolta.



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