Mercoledi, 23 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 19:34

Tu sei qui Eventi Teatro L'Eneide chiude la trilogia "Il canto e la memoria"

L'Eneide chiude la trilogia "Il canto e la memoria"

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Gli uomini con le loro debolezze, prima ancora che con le proprie grandezze. Sono al centro delle vicende raccontate nell’Eneide, portata sulla scena di VeliaTeatro da Gianluigi Tosto, nell’unico appuntamento "esterno" (giovedì 11 agosto, ore 21, Cappella di San Matteo a Casal Velino Marina) della rassegna tradizionalmente ospitata dall’acropoli dell’antica Elea Velia.

Dall’arcinoto poema di Virgilio, la voce dell’attore, unica presenza sul palco, si sofferma su personaggi potenti e sfortunati: come la regina Didone o il principe rutulo Turno, vittime di un fato che li condanna sin dal principio della storia. O come i giovani ed esuberanti Eurialo e Niso, uniti nell’amicizia fino alla morte.

Del resto lo stesso protagonista Enea colpisce più nelle scene in cui emerge la sua fragilità umana, come nell’emozionata narrazione della caduta di Troia o nell’imbarazzo della sua fuga da Didone, che in quelle in cui è celebrata la sua eroicità.

"Gli episodi migliori del poeta latino – sostiene Tosto – sono quelli meno raffrontabili con il modello greco omerico, che scaturiscono in maniera del tutto originale dalla sensibilità sua e dell’epoca più moderna che egli incarna. I personaggi favoriti di Virgilio sembrano essere decisamente i perdenti, quelli destinati ad un tragico epilogo".

L’opera è la terza parte della trilogia "Il canto e la memoria", ideata e rappresentata dall’attore, completata da altri due grandi poemi dell’antichità: l’Iliade e L’Odissea, in scena nelle due serate precedenti di Velia Teatro.

E anche in questo terzo atto del ciclo, l’interprete, recitando alla maniera degli aedi dell’età arcaica, dà grossa importanza alla musica che accompagna la voce e asseconda le modulazioni dello svolgimento. Alla delicatezza dei suoni di cimbali, campane e percussioni, adatti alla dimensione interiore e notturna della prima parte dello spettacolo, si contrappone il suono metallico, netto e spietato di due grandi gong nella parte centrale, che evocano e sostengono la presenza degli dèi.

Per lasciare poi il posto ai suoni di guerra del grande tamburo sciamanico tibetano, che si alternano ai fruscii della notte e delle profondità dell’animo (sonagli e corde) negli episodi di Eurialo e Niso e della morte di Turno.

Un’ulteriore nota, poetica, è data dalla traduzione del poema virgiliano utilizzata, particolarmente evocativa, di Enzio Cetrangolo. Il che si configura, nel caso, anche come un omaggio alla terra che ospita lo spettacolo, date le origini cilentane (di Rutino) dell’illustre latinista.

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