Mercoledi, 23 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 19:34

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A teatro rivive il sisma del 1980

Trent’anni. La distanza che divide una generazione da un’altra. Lo spazio che separa una storia da un’altra. Trent’anni fa c’era una terra che oggi non c’è più. In mezzo c’è una data, il 23 novembre del 1980, e un terremoto lungo 100 secondi. Lungo trent’anni.

Le case sono state ricostruite, i morti compianti, le strade inaugurate, i fondi spesi. Ma la terra continua a tremare, perchè i conti con il passato sono ancora aperti, perché c’è ancora qualcosa che aspetta di essere recuperato.

Il drammatico sisma dell'Irpinia viene ripreso da uno spettacolo teatrale, "Il fulmine nella terra Irpinia 1980", in programma lunedì sera a Giffoni Valle Piana, presso la Sala Truffaut della Cittadella del Cinema (inizio ore 21, costo del biglietto 10 euro).

Lo spettacolo, scritto e diretto da Mirko De Martino, dopo l'esordio al Teatro dell'Osso di Lioni (Av) arriva nella cittadina picentina. Protagonista dello spettacolo, l'attore giffonese Orazio Cerino.

Il fulmine nella terra è basato su articoli di giornale, testimonianze e documenti originali. Lo spettacolo ricostruisce i primi giorni del sisma raccontando, a volte con ironia e a volte con crudezza, le storie delle vittime e dei soccorritori, i ritardi, l’impreparazione e gli errori dei soccorsi, ma è anche anche il racconto di un’epoca che sembra molto più lontana di quanto sia in realtà, attraverso le musiche, i film, la TV, l’Italia e l’Irpinia del 1980.

Trent’anni fa, l’Italia cantava “Disco Bambina” con Heather Parisi, esultava per l’oro di Pietro Mennea, indossava i pantaloni stretti di Miguel Bosè, ballava al suono della Disco music. Trent’anni fa, l’Italia si guarda allo specchio nelle macerie dell’Irpinia e non si riconosce: troppe cicatrici sul suo volto, troppe piaghe non ancora sanate, troppa gente dimenticata.

I bambini di trent’anni fa sono cresciuti e oggi si guardano alle spalle e non trovano più nulla. I paesi dei loro padri sono luoghi stranieri, città lontane nel tempo, cartoline inviate da un mondo che non hanno mai conosciuto. E i nonni si ritrovano a inseguire i fantasmi dei loro ricordi, a parlare ai nipoti che li ascoltano senza capire, stanchi di sentirsi ripetere che “qui era tutta campagna”.

Il 23 novembre 1980 il terremoto più distruttivo della nostra storia recente ha messo fine a un mondo e ne ha dato inizio un altro. Rievocare quel giorno a teatro significa cercare di posare un ponte sul fiume della memoria, significa provare a riallacciare i legami tra due epoche, due generazioni, due mondi, che dividono la stessa terra senza mai toccarsi. Storie, ricordi, documenti. Un teatro per rievocare, per condividere, per ricostruire. Un solo attore, e la memoria di un dramma collettivo.

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