Mercoledi, 23 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 19:34

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Un Oren ineccepibile per la "prima" della Norma

teatro verdi

La grande lirica torna in scena al Verdi, e lo fa con uno dei capolavori dell'opera italiana, la "Norma" di Vincenzo Bellini.

Tre le rappresentazioni in programma al massimo cittadino, con le musiche dirette da Daniel Oren. Al termine della "prima", plauso unanime per allestimento, scena e direzione musicale. Qualche dubbio, invece, su alcune delle voci.

Il debutto della “Norma” avviene alla Scala di Milano il 26 Dicembre del 1831, dopo soli tre mesi di composizione. Fu un fiasco clamoroso, come lo stesso Bellini dichiarò: "Fiasco, fiasco, solenne fiasco".

Varie furono le motivazioni, sia le circostanze legate all'esecuzione (l'indisposizione della primadonna, il soprano Giuditta Pasta, nonché la tensione psicologica degli altri membri del cast), sia la presenza di una claque avversa a Bellini e alla Pasta.

Ma l’insuccesso di questa straordinaria opera durò poco: già nelle serate successive, infatti, il pubblico si rese conto di trovarsi di fronte ad un capolavoro, trasformando il compositore in una delle più ricercate personalità di Milano.

L’influenza che ebbe Bellini con la Norma su altri grandi compositori quali Wagner e Verdi fu notevole, soprattutto per la maestosità e la chiarezza dei recitativi e per le masse corali violente e solenni che fanno da sfondo a tutto l’affresco operistico. Wagner dirige “La Norma” a Riga nel 1837 riconoscendo nella sua struttura scenica e musicale la prima idea per la morte di Isotta, nel momento di “Deh! non volerli vittime” che precede il concertato finale quando la sacerdotessa va al rogo con Pollione.

Il soggetto dell’Opera, su libretto di Felice Romani, è tratto dalla tragedia di Alexandre Soumet “Norma, ossia L'infanticidio”. E' ambientato nelle Gallie, al tempo dell'antica Roma, ma la vicenda è modernissima: due donne che amano lo stesso uomo, o forse sarebbe meglio dire, un uomo che seduce due donne.

La sacerdotessa Norma, figlia del capo dei Druidi Oroveso, è l'amante del proconsole romano Pollione, dal quale ha avuto in gran segreto due figli, custoditi celatamente dalla fedele Clotilde. Pollione si innamora di una giovane novizia del tempio, Adalgisa, e decide di lasciare Norma. Adalgisa confessa a Norma di essere venuta meno al voto di castità e Norma, che riconosce nella novizia i propri sentimenti ma soprattutto il proprio peccato, la scioglie dai voti.

Quindi le chiede chi sia l'innamorato e Adalgisa svela il nome di Pollione. Furibonda, Norma rivela tutto ad Adalgisa che, indignata rifiuta Pollione. Norma, sconvolta dalla rivelazione, decide di uccidere i due figli, ma soccombe al sentimento materno. Decide allora di suicidarsi e prega Adalgisa di adottare i bambini e di portarli a Roma, dopo essersi sposata con Pollione.

Tuttavia Adalgisa promette a Norma di convincere Pollione a tornare da lei, ma l’uomo desiste, allora Norma iraconda chiama i Galli a raccolta e proclama guerra ai Romani. Mentre sta per pronunciare il nome della vittima sacrificale da immolare al dio, giunge notizia che un romano è penetrato nel chiostro: è Pollione, venuto a rapire la sua amata Adalgisa.

Norma sta per trafiggerlo con un pugnale, ma subito si ravvede, si ferma, invita tutti ad uscire col pretesto di interrogarlo e, sola con Pollione, gli offre la vita purché egli abbandoni Adalgisa. L'uomo rifiuta e Norma chiama i suoi a raccolta, perchè ha deciso quale sarà la vittima sacrificale: una sacerdotessa che ha infranto i sacri voti e tradito la patria.

Pollione, immaginando che pronunci il nome di Adalgisa, scongiura Norma di risparmiarla, ma la sacerdotessa, nello sbalordimento generale, pronuncia il proprio nome. Commosso, Pollione comprende la grandezza di Norma e decide di morire con lei. In segreto, Norma confida al padre Oroveso di essere madre e lo supplica di prendersi cura dei bambini, affinché possano salvarsi, quindi sale sul rogo con l'uomo amato.

La regia, affidata a Francesco Torrigiani, riecheggia la Medea di Pasolini, nell’impasto di crudeltà e innocenza, di barbarie e senso del sublime, mantenendo una propria dimensione lirico drammatica. L’allestimento è intimista, ben riprodotto l’aspetto ancestrale del luogo, la scenografia si apre verso il pubblico, man mano che il dramma di Norma prende vita.

Deliziosi i costumi, sontuosi, leggeri, eleganti, come il gioco di variazioni cromatiche, dal celeste al porpora scuro che segue le quattro età delle donne protagoniste. Daniel Oren alla direzione musicale è ineccepibile. Fedele è la trasfigurazione musicale dell’opera di Bellini, che il compositore stesso definì “enciclopedica” per la ricchezza delle sfumature psicologiche impiegate nel suo campionario di arie, cabalette, duetti, concertati.

Oren ha un carisma che sprizza dalla sua bacchetta ed il pubblico lo recepisce ad ogni movimento: la sua è una Norma eroica con tempi veloci e netti a cui l’Orchestra aderisce perfettamente. Buona anche l’esecuzione del coro, diretto da Luigi Petrozziello, che nella Norma ha un ruolo di straordinaria importanza.

Il Pollione del tenore Roberto Aronica piace già dalla prima cavatina "Meco all'altar di Venere": voce bella, di timbro e potente, la sua prestazione è uniforme. La Norma di Lucrezia Garcia non convince, l’icona eterea della sacerdotessa si sgretola fin da subito nell’interpretazione di “Casta diva”: nonostante le sue spiccate doti vocali, sembra castigare la sua voce, a favor di una casta diva quasi sussurrata.

O sarà stata scelta musicale più intimista, che sacrifica la grandiosità dell’aria, oppure la tensione emotiva beffa la Garcia. Dovremo aspettare il triangolo amoroso “Ah! di qual sei tu vittima”, per ammirare la sua agilità vocale. Sonia Ganassi si conferma una delle voci più emozionanti e più applaudite dell’opera italiana. Interpreta un’Adalgisa con una potenza vocale eccelsa, e una dolcezza vellutata d’espressione nelle fioriture, ha una presenza scenica galvanizzante che cattura il pubblico. È lei la personalità artistica trascinante di questa Norma.

Linda Ansalone

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