Con “Je so pazzo”, canzone di rottura e canzone coraggiosa di un giovane Pino Daniele, inizia il recital di Massimo Ranieri, dal titolo giocoso “Chi nun tene coraggio nun se cocca ch’ ‘e femmene belle”.
Il quintetto di musicisti, le luci, uno sgabellino trasparente, un clima intimista. Niente paillettes, lustrini, ballerini, niente che ci ricordi il suo ultimo spettacolo (“Canto perché non so nuotare... da 40 anni”) .
Lui che sembra un folletto, agile, scattante. Il pubblico si domanda dove nasconda gli anni. E talvolta lo domanda anche ad alta voce. “La follia è meravigliosa, la follia non è mai banale... e poi c’è il coraggio dei normali”.
Eh già il coraggio, i normali. “Il coraggio di chi non può vincere perché non è nemmeno in gara”. A tutti i normali, è dedicato questo spettacolo, scritto insieme con Gualtiero Peirce in esclusiva per il Ravello Festival, dove lo ha presentato lo scorso mese di luglio .Dedicato a chi è un eroe senza medaglie, a chi ancora ha una propria dimensione onirica, che custodisce e preserva.
Il fil rouge del coraggio, quello che è d’obbligo per chiunque voglia "coricarsi con una femmina bella". “Chiunque potrà raggiungere i propri sogni, sarà solo una questione di coraggio”. Anche se “la musica è finita gli amici se ne vanno”. Anche se ormai tutto si butta via, perfino le parole, e ‘ o saponariello di Raffaele Viviani, non passa più di casa in casa ad annunciare il suo arrivo. Ma la dignità, quella non bisogna perderla mai, di fronte a nessuno: "o, signore avvocato sentite a me, non ve mettite scuorno... io, pe’ ve fa signore, aggio zappato e stò’ zappanno ancora".
Grande interpretazione, un Ranieri grintoso, teatrale, talentuoso. Appassiona. Cattura. Coinvolge. Al punto che il pubblico partecipa, canta, domanda: “E allora”? Vogliamo sentircela raccontare tutta la storiella della famosa canzone napoletana di Armando Gill. E poi c’è “Rosalina, tutto il giorno in bicicletta”, che anche se non è una fotomodella, al suo innamorato piace grassottella. E Nino che non deve aver paura di sbagliare il calcio di rigore, con le sue “scarpette di gomma dura, dodici anni e il cuore pieno di paura”.
Nino e Rosalina hanno già vinto. Come ha vinto il femmeniello, “ buono guaglione crede ancora all’amore” che sogna di chiamarsi Teresa senza aver la paura di dover gridare in strada che è normale. In fondo il poeta Sandro Penna diceva: “Felice chi è diverso essendo egli diverso ma guai a chi è diverso essendo egli comune”. Un sospiro.
Che dura un attimo, perché il viaggio è intenso, per i vicoli di una Napoli alle luci dell’alba, fredda, pungente ed un piccolo Ranieri che si rifugia al caldo della famiglia dell’amico Vincenzo. Tanti figli, tanta povertà, ma braccia aperte. Mai un respingimento. “Non dovrebbero esistere parole come respingimento. E stride nello stomaco “Terra mia”, struggente, commovente, per chi conosce bene: “Tutt'è parole ca niente pònno fà.
La musica accompagna questo peregrinare, ognuno di noi è passeggero, sul proprio treno personale che attraversa emozioni recondite. Massimo Ranieri, tira dalle tasche semplici foglietti bianchi,sono poesie, aneddoti, favole. Pinocchio nella bocca del pescecane, “Don Raffaè” ed il suo caffè, il cane Athos ed il peschereccio, ‘O Russo e ‘A Rossa. Siamo noi e le nostre storie. Che importa se ultimi o primi, se ancora abbiamo il coraggio di sognare? “Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore”.
E come Alda Merini, a fil di voce, intoniamo “Era di Maggio”, mentre nel fragore degli applausi , le luci sul palco si spengono ed il viaggio è giunto a conclusione, o forse è solo iniziato. Chi può dirlo,? Ma un grazie spontaneo, quello sì, possiamo dirlo ad un Grande Artista ed ai suoi musicisti: alle chitarre Massimiliano Rosati, al pianoforte Flavio Mazzocchi, al basso Mario Guarini, alla batteria Luca Trolli e infine Donato Sensini ai fiati, lui in particolare, un traghettatore onirico.
Linda Ansalone







Commenti