Mercoledi, 23 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 19:34

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La "meravigliosa follia" di Massimo Ranieri

Con “Je so pazzo”, canzone di rottura e canzone coraggiosa di un giovane Pino Daniele, inizia il recital di Massimo Ranieri, dal titolo giocoso “Chi nun tene coraggio nun se cocca ch’ ‘e femmene belle”.

Il quintetto di musicisti, le luci, uno sgabellino trasparente, un clima intimista. Niente paillettes, lustrini, ballerini, niente che ci ricordi il suo ultimo spettacolo (“Canto perché non so nuotare... da 40 anni”) .

Lui che sembra un folletto, agile, scattante. Il pubblico si domanda dove nasconda gli anni. E talvolta lo domanda anche ad alta voce. “La follia è meravigliosa, la follia non è mai banale... e poi c’è il coraggio dei normali”.

Eh già il coraggio, i normali. “Il coraggio di chi non può vincere perché non è nemmeno in gara”. A tutti i normali, è dedicato questo spettacolo, scritto insieme con Gualtiero Peirce in esclusiva per il Ravello Festival, dove lo ha presentato lo scorso mese di luglio .Dedicato a chi è un eroe senza medaglie, a chi ancora ha una propria dimensione onirica, che custodisce e preserva.

Il fil rouge del coraggio, quello che è d’obbligo per chiunque voglia "coricarsi con una femmina bella". “Chiunque potrà raggiungere i propri sogni, sarà solo una questione di coraggio”. Anche se “la musica è finita gli amici se ne vanno”. Anche se ormai tutto si butta via, perfino le parole, e ‘ o saponariello di Raffaele Viviani, non passa più di casa in casa ad annunciare il suo arrivo. Ma la dignità, quella non bisogna perderla mai, di fronte a nessuno: "o, signore avvocato sentite a me, non ve mettite scuorno... io, pe’ ve fa signore, aggio zappato e stò’ zappanno ancora".

Grande interpretazione, un Ranieri grintoso, teatrale, talentuoso. Appassiona. Cattura. Coinvolge. Al punto che il pubblico partecipa, canta, domanda: “E allora”? Vogliamo sentircela raccontare tutta la storiella della famosa canzone napoletana di Armando Gill. E poi c’è “Rosalina, tutto il giorno in bicicletta”, che anche se non è una fotomodella, al suo innamorato piace grassottella. E Nino che non deve aver paura di sbagliare il calcio di rigore, con le sue “scarpette di gomma dura, dodici anni e il cuore pieno di paura”.

Nino e Rosalina hanno già vinto. Come ha vinto il femmeniello, “ buono guaglione crede ancora all’amore” che sogna di chiamarsi Teresa senza aver la paura di dover gridare in strada che è normale. In fondo il poeta Sandro Penna diceva: “Felice chi è diverso essendo egli diverso ma guai a chi è diverso essendo egli comune”. Un sospiro.

Che dura un attimo, perché il viaggio è intenso, per i vicoli di una Napoli alle luci dell’alba, fredda, pungente ed un piccolo Ranieri che si rifugia al caldo della famiglia dell’amico Vincenzo. Tanti figli, tanta povertà, ma braccia aperte. Mai un respingimento. “Non dovrebbero esistere parole come respingimento. E stride nello stomaco “Terra mia”, struggente, commovente, per chi conosce bene: “Tutt'è parole ca niente pònno fà.

La musica accompagna questo peregrinare, ognuno di noi è passeggero, sul proprio treno personale che attraversa emozioni recondite. Massimo Ranieri, tira dalle tasche semplici foglietti bianchi,sono poesie, aneddoti, favole. Pinocchio nella bocca del pescecane, “Don Raffaè” ed il suo caffè, il cane Athos ed il peschereccio, ‘O Russo e ‘A Rossa. Siamo noi e le nostre storie. Che importa se ultimi o primi, se ancora abbiamo il coraggio di sognare? “Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore”.

E come Alda Merini, a fil di voce, intoniamo “Era di Maggio”, mentre nel fragore degli applausi , le luci sul palco si spengono ed il viaggio è giunto a conclusione, o forse è solo iniziato. Chi può dirlo,? Ma un grazie spontaneo, quello sì, possiamo dirlo ad un Grande Artista ed ai suoi musicisti: alle chitarre Massimiliano Rosati, al pianoforte Flavio Mazzocchi, al basso Mario Guarini, alla batteria Luca Trolli e infine Donato Sensini ai fiati, lui in particolare, un traghettatore onirico.

Linda Ansalone

Commenti 

 
#3 Loredana 2011-12-24 06:20
Questa e'un occasione per ringrazziare ,chi mi da un po di forzza qui in america ,solo ascoltare una canzone mi riporta indietro col tempo ,sono quasi 11 anni che vivo qui in america ,mi manca l'italia la mia famiglia in un modo terribile ,purtroppo ne io o la mia famiglia posiamo permetterci di venire io in italia o loro in america ,la mia vita no e stata mai cosi difficile ,perche purtroppo mio marito e uno soldato ritornato dalla guerra ,con tantissimi problemi a uno di questi lo ucidera ,soffre di una atorofia celebrale che non c'e' cura ,e l'esercito non a fatto niente se ne sono lavati le mani ,mio marito muore giorno dopo giorno ,e non ce niente che io possa fare ,e natale e non non ce spirito natalizzio ,non posso permettermi una cena natalizzia per i miei ,tutto questo per questa guerra,e credetemi piango tutti i giorni non a facile ,e una canzone tante volte porta un po di gioia ,grazzie massimo per portare un po di felicita in questa vita cosi malfortunata.
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#2 Donatella 2011-11-12 19:33
Sono nata tre mesi prima di Massimo e l'ho "amato" subito, quando la sua voce ci ammaliava e non sapevamo che il suo vero nome fosse Giovanni Calone! Ho continuato ad amare il suo essere artista a tutto tondo, la sua meravigliosa voce...ma l'altra sera non ero là ad applaudirlo! Grazie alla giornalista che mi ha fatto "vedere" il mio Massimo attraverso le sue parole!
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#1 Giovanna Filome 2011-11-12 15:37
Con tutta la stima che ho per gli artisti, devo dire che non ho mai apprezzato Massimo Ranieri se non in misura minima; bene, dopo aver letto questo articolo , è come se l'avessi rivalutato un attimo e mi è venuto il desiderio di assistere alla rappresentazione in questione: brava la giornalista!
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