Mercoledi, 23 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 12:47

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Mito e Mediterraneo visti da Nello Ferrigno

nello ferrigno al catalogo

La Galleria "Il Catalogo" di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta apre il nuovo anno ospitando il tema del mito, del mediterraneo, attraverso 18 bozzetti e 6 ceramiche del maestro salernitano Nello Ferrigno, ideati per la realizzazione dei 25 pannelli nell’ambito delle Luci d’Artista, attrattiva di successo di via Diaz, via Manzo e via Quaranta.

La mostra, che verrà inaugurata dal sindaco De Luca venerdì 20 gennaio alle 18.30 e sarà fruibile sino a domenica 5 febbraio 2012, rinnova il dialogo della galleria con la Salerno della luce, del turismo, della massa, della festa, attraverso opere che guardano al mito e al mare nostrum, al Mediterraneo, un termine questo che possiede la stessa radice del termine “mediazione”.

Nella cultura contemporanea il termine “medium” significa “mezzo” in quanto strumento, interfaccia. La mediterraneità non è solo la condizione del comunicare in senso geografico ma anche e soprattutto del trasmettere; mediterraneità è medium, è opportunità di confrontarsi.

Mediterraneità è una condizione che si sviluppa sia all’interno di uno spazio fisico ben definito, sia in altri luoghi più immateriali come quelli della mente, il cui contorno è confine fra un “dentro” e un “fuori”. Il dentro è il luogo della mediazione, il luogo dell’intelligenza, dell’invenzione e dello scambio mentre l’esterno è il thesaurum, cioè la riserva delle diversità.

Il Mediterraneo è legato ai miti del divenire e del trascorrere. I suoi eroi sono per lo più personaggi maschili, come Omero e Ulisse. La sua mitologia è spesso mitologia della contrapposizione e del dominio, la sua costante è l’alternanza, l’instabilità, il dualismo, il suo essere è anfotero come l’apollineo e il dionisiaco, come la notte e il giorno, come la luce e l’ombra.

Ecco le amazzoni guerriere, i cavalli, le sirene, i tritoni, di Nello Ferrigno, realizzati tra estenuazione parossistica delle forme gravitazionali e un sublime aereo e irraggiungibile. Il mito della mediterraneità è anche il mito della perdita di un passato “mitico”, perciò si alimenta della memoria e fa della rimembranza il suo strumento esecutivo. L’epos è ispirato dal tempo e il mito è il suo quaderno di appunti e di annotazioni.

La memoria è una catena di equazioni in immagini che legano, a coppie, l’ignoto col noto: il noto è la leggenda posta alla base della tradizione, mentre l’ignoto che si presenta ogni volta come nuovo è il momento attuale della cultura. Il Mediterraneo diventa qui l'infanzia e la giovinezza dell'umanità, “theatrum mundi”.

Nelle opere di Ferrigno traspare una sottile vena di ironia: è in tale ironico distacco che possiamo ritrovare il segno della modernità e da dove possiamo cogliere quell’idea di classicismo come un ripristinare il tempo nella sua normale corsa e non più disperata che viviamo piuttosto in questo nostro tempo. Fantasia creativa e innovativa nel confronto costante con la classicità.

Questa è una delle possibili chiavi di lettura delle eleganti opere che saranno esposte al Catalogo, tra cui tempere e acquerelli per i bozzetti e quattro cavalli, una sirena e due piatti dedicati al mito del cavaliere, dell’uomo che prende forza dall’animale che egli domina, che lo conduce e anche lo disarciona.

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