Mercoledi, 23 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 12:33

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"La nuvèla", ultima raccolta di poesie di Antonio Trucillo

nuvela

E’ stata pubblicata dalla Casa editrice Marietti nella Collana “La sabiana” diretta da Davide Rondoni l’ultima produzione poetica di Antonio Trucillo.

Il poeta è nato a Napoli nel 1955, vive a Minori, sulla Costiera Amalfitana, insegna materie letterarie presso l’Istituto Comprensivo Statale “Giovanni Pascoli” di Tramonti.

Ha pubblicato testi di poesia, tra i quali Ko an Aziza (edizioni Ripostes), Notizie dell’Unicorno (edizioni del Leone), Teofaniè  (edizioni del Leone) e Anche nei villaggi (Campanotto editore). Sue poesie sono apparse, inoltre su “Letture”, “clanDestino”,  “Nuovi Argomenti” e sul blog Nazione Indiana.

Di questa raccolta ha scritto in quarta di copertina uno dei maggiori poeti italiani, Davide Rondoni: “Segnalatami da un narratore conterraneo, Vincenzo Gambardella, la voce di Antonio Trucillo è arrivata con la sua densità e visione a rendere giustizia alla poesia.

Ovvero a farla precipitare tra scantinati, abissi, tra presenze vitali incise nella memoria e nella luce, e altri fantasmi. A farla stare vicino a vita accoccolata sotto il crocefisso o invocante angeli che non ci sono”.

Trucillo si conferma usando le parole di Rondoni: “Un poeta capace di scarto e di visioni. Una voce che incide nella vita che come direbbe il lontano e vicinissimo Rebora, 'urge' intorno".

Poeta appartato e fedele alla sua cifra stilistica, Trucillo ottiene, forse con un po’ di ritardo, un primo giusto riconoscimento del suo lavoro. Dall’enigmatico titolo “La nuvèla”, il libro è scandito da tre sezioni differenti ma ha nella compattezza d’insieme e in un tono estremamente unitario le sue caratteristiche più evidenti.

E’ una poesia, quella di Antonio Trucillo, che non ha paura di pagare ogni volta il suo debito alla tradizione, a una tradizione novecentesca e non solo, che ha i suoi capisaldi – ci pare – nel ritmo “difficile” e aspro di Rebora, in una certa micronarrativa di tanta poesia italiana, che va da  Caproni a Montale, da Penna a Cesare Viviani.

Storie appena accennate, appunto, nomi evocati, figurine impalpabili eppure reali nelle loro forme, tutto questo si fa della poesia di Antonio Trucillo un paesaggio-sentiero dove il mistero della vita e della morte è interrogato con accenti ora ironici ora dolenti, semplicemente, con l’alone pensieroso del diletto.

C’è il guscio occhiuto Poggiato nella madia, c’è la chioma normanna dei chiostri amalfitani, e poi finalmente le volte assiepandomi: hanno il rame, hanno i lecci del mondo.

Roberto Ruocco

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