E’ diventata una piacevole tradizione per chi d’estate soggiorna a Minori fare una sosta anche per poco tempo al Bar 52 (Corso Vittorio Emanuele 52) in pieno cento cittadino.
E’ piacevole per i tanti che si fermano degustare un caffè, una granita di limone o un tè. Così il bar cantato da Giorgio Gaber, ritorna ad essere “centro” della vita cittadina, luogo d’incontro e di socializzazione. Al Bar 52 trovano una generosa ospitalità scrittori e artisti che vogliono presentare le proprie opere ai concittadini e agli ospiti che trascorrono l’estate in paese.
In questo contesto domenica 7 agosto alle 20.30 è stato presentato il libro di Daniele Lembo “Nascere sotto il segno della zoccola”. Diciamolo subito, il titolo è intrigante, e ci ha fatto pensare in un primo momento ad una “furbata” della Casa editrice per richiamare l’attenzione sull’opera.
Se questo era lo scopo è senz’altro riuscito per la curiosità che ha suscitato tant’è che anche l’estensore di questa nota si è fatto “circuire” dal titolo ma, lo confessiamo, (anche) dalla bella copertina di Roberto Righetti. Molti sanno (soprattutto i napoletani) il significato della parola “zoccola” (ne elenchiamo per i non partenopei solo la più edulcorata: topo, ratto e altro).
Ma detto questo, non ci siamo pentiti per niente di aver letto le 93 pagine dell’opera di Lembo. Il titolo “provocatorio” è solo il grimaldello per aprire lo scrigno dei ricordi che non perdono il loro significato perché il vissuto dell’autore è condivisibile da parte di un’intera collettività. Le vicende familiari non sono racchiuse in un intimità come quella raccontata da Natalia Ginsburg in “Lessico familiare”, ma narrano la quotidianità di una famiglia che ha passato le traversie della vita, tra gioie e dolori. La famiglia ha affrontato le avversità con orgoglio scontrandosi spesso contro una realtà sociale, angusta e chiusa che purtroppo ancora oggi, in parte, rimane tale.
Tant’è che l’autore scrive: “Chi nasce sulla Costiera Amalfitana ha due scelte nella vita: o nascere figlio di un albergatore o andarci a lavorare in quell’albergo come cameriere”.
Un affermazione cruda, ma il libro di Lembo non è amaro, anzi, tutt’altro, è pervaso da una godibilissima ironia. Lembo racconta gli affetti e i valori profondi e radicati, le tradizioni di un paese e di un’intera collettività, l’incontro con il sesso e con il mondo femminile, con ironia, che fanno dimenticare i riferimenti ai fatti dolorosi e tragici (come il tentativo di golpe del principe Junio Valerio Borghese o ai disordini di Reggio Calabria).
Lembo, questo è un suo merito, racconta con un linguaggio piano, un microcosmo domestico, la madre, il padre, i fratelli, zii e zie e tutti i frequentatori di una famiglia non chiusa in sé stessa ma aperta, dove tutti hanno uno spazio vitale. L’autore narra il passato con disincanto, una realtà sociale amara, purificandola dalla facile poesia di luoghi da favola.
Di fronte alla mancanza di lavoro e di opportunità, anche un “paradiso” in terra come la Costiera può divenire un inferno. “Nato sotto il segno della zoccola” è da intendere così: “per quanto ho cercato non sono riuscito ad essere un furbo, scaltro, senza cuore (aggiungeremmo), non sono riuscito ad essere una zoccola”. E di questo ci complimentiamo con l’autore del libro. E’ un affermazione consolante per tutti quelli che nella vita non sono riusciti o non vogliono essere una zoccola.
Roberto Ruocco






