Mercoledi, 23 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 11:08

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"Gioco di opposti", quarta fatica letteraria di Michele Di Lieto

gioco di opposti

“Venanzio Parenti prese un foglio, prese la penna e scrisse: sono stanco, chiedo scusa. Gli altri furono passi da automa. Si alzò dalla poltrona e si staccò dalla scrivania, andò nell’armeria e prese la Browning HP.

Passò in camera da letto, si sedette e, come in trance, attraversato da un lampo sadico, si sparò. Un colpo. Un colpo alla tempia. La morte fu istantanea. Poverino, non ebbe il tempo di dire: mamma mia, mamma mia”.

Così si conclude la vita di Venanzio Parenti, medico ginecologo, protagonista (o co-protagonista) di "Gioco di opposti", il bellissimo libro di Michele Di Lieto, giudice in pensione, che dopo alcune prove letterarie di grande interesse, Il pretore soppresso (2001), Il sigillo violato (2005), Tsunami (2007), tutti editi da Guida, giunge alla sua quarta esperienza letteraria.

Diciamo subito che sembra a chi scrive che con questo romanzo, pubblicato da Demian Edizioni, Teramo 2011, Di Lieto è giunto a settant’anni alla piena maturità letteraria da che, giudice in pensione, si è dedicato esclusivamente alla narrativa. Il romanzo Gioco di opposti narra la storia di due personaggi agli antipodi l’uno dall’altro.

Il primo, Venanzio Parenti, tombeur de femmes, una vita tutta protesa al piacere fisico e sessuale, un menage familiare irrequieto fatto di famiglia allargata: tre mogli, cinque o sei figli legittimi e naturali, una vita di successo professionale scandito da traumi e problemi coniugali; il secondo, Osvaldo Magoni, già professore di italiano e latino, correttore di bozze per arrotondare la pensione, che vive in solitudine la propria vita, tra la cultura e gli amati libri ma lontano mille miglia da rapporti interpersonali e privo di relazioni affettive (soprattutto di sesso).

Al contrario dell’altro personaggio, Osvaldo Magoni non ama le donne, se ne tiene accuratamente lontano, le tiene in disparte, per quella che è una delle tante fobie del personaggio. Ma il romanzo di Michele Di Lieto, che richiama sia pure in maniera lieve le opere di Piero Chiara (che pure ha descritto in maniera splendida certe atmosfere di provincia, i personaggi che vivono tra l’ozio e le avventure amorose ai bordi del Lago Maggiore), concentra in maniera più stretta e specifica l’interesse sui personaggi più che sull’ambiente.

I protagonisti di ”Gioco di opposti” danno la possibilità (proprio perché antitetici e contrastanti) di analizzare tipologie umane niente affatto inventate: da una parte l’amante del sesso e dei piaceri, dall’altro l’uomo estremamente timido, pieno di paure e fobie che rasentano il patologico.

Due personaggi amati a modo loro, uno dalle donne, l’altro dai suoi studenti, che gli dimostrano affetto e stima al capezzale di un ospedale, dove è ricoverato per neuropatia diabetica con conseguente amputazione di un arto. “Gioco di opposti” è un caso letterario anche per le tecniche linguistiche che l’autore ha già sperimentato nelle opere precedenti, raffinandole e perfezionandole.

Nel suo romanzo Michele Di Lieto descrive le vicende parallele e contrastanti dei due protagonisti in un arco temporale che va dal ’43 (anni bui), al 2001 (anni di confusione), con particolari di storia reale che non appesantiscono la storia inventata fino alla sorpresa finale. C’è inoltre in Gioco di opposti una sottile ironia che diluisce e fa dimenticare la durezze delle opere precedenti, rendendo il romanzo di piacevole lettura, senza che l’autore rinunci al suo rigore formale e alla sua scrittura originale.

Ma quel che sorprende maggiormente è l’atmosfera di suspense che spinge il lettore sino alla fine, e l’alternanza delle due storie, l’una sovrapposta all’altra, in modo tale che solo nell’ultima pagina, con un finale da giallo, si comprenda chi è il personaggio reale e chi è il personaggio inventato (salvo a ritenere che siano inventati tutti e due).

Roberto Ruocco

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