Mercoledi, 23 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento23.05.2012 11:08

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"Palace of the end", un acuto grido di dolore contro la guerra

Concepita in origine come una pièce teatrale, "Palace of The End" non è solo un libro, ma un acuto grido di dolore, lontano da giudizi sommari e affrettati, nei confronti della guerra e di ciò che essa porta con sè.

Grande assente, per problemi di salute, la traduttrice dell'opera, Raffaella Antonelli, che sarebbe dovuta essere presente per raccontare la collaborazione con Judith Thompson, autrice canadese di questa affascinante opera.Presenti Philip Rushton, autore di articoli e libri sulla seconda guerra in Iraq, Francesco Coscioni, della casa editrice Neo Edizioni, che si è occupata per la prima volta in Italia di tradurre e pubblicare un'opera della Thompson, Ada Perazzi e Paola Colucci, della libreria Baol, in collaborazione con il gruppo di lettura "Eva e le altre".

"La guerra in Iraq è un argomento di cui non sentiamo più parlare - afferma Paola, del gruppo di letture "Eva e le altre" - perché non risulta più interessante. E' stata una guerra fortemente voluta e creata ad arte, lasciando in un cantuccio il disaccordo della società civile". Considerazioni forti ma dovute, poiché, come afferma Philip Rushton, autore di numerose opere su questa devastante guerra, "la guerra in Iraq ha dato vita alla più grande mobilitazione in senso nazionale. Ha creato un movimento di rifiuto nei confronti di quella guerra. Non si può fare la guerra se si dice la verità perché la gente non vuole ammettere che il proprio paese compia una guerra di aggressione e non di difesa. Ma c'è la possibilità di opporsi, di fare resistenza. In questo senso la poesia e l'arte sono importanti, poiché arrivano al cuore della gente".

Un'opera in cui la voce è distribuita tra tre personaggi realmente esistiti, in cui la realtà delle loro affermazioni crea una sorprendente miscela con la fantasia dell'autrice. Lynddie England, la soldatessa americana nota tristemente per le fotografie che hanno fatto il giro del mondo, e che la ritraevano mentre seviziava e torturava in modo infame alcuni prigionieri del carcere di Abu Ghraib, Davi Kelly, scienziato inglese ed ispettore Onu, deceduto in circostanze misteriose dopo aver testimoniato davanti al Parlamento inglese circa l'inesistenza di armi di distruzione di massa in Iraq e Nehrjas Al Saffarh, arrivista irachena moglie di un quadro del partito comunista, oppositore del regime di Saddam Hussein.

Un'opera che spinge alla riflessione, e che come afferma Francesco Coscioni, "non pone domande e non da delle risposte. Non è un reportage, ma riesce a dare voce a dei personaggi che si confrontano con lo smarrimento del singolo, creando un cortocircuito. Non emette mai sentenze, ma per come è costruito suscita qualcosa di vago, che il lettore deve saper definire. Sai che devi riflettere".

Monica Merola

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