Giovedi, 9 Febbraio 2012

Ultimo aggiornamento09.02.2012 16:29

Tu sei qui Economia Gallozzi: “Imprese in sofferenza, dalle istituzioni mancano azioni di rilancio”

Gallozzi: “Imprese in sofferenza, dalle istituzioni mancano azioni di rilancio”

Apertura verso il mercato estero e necessità di aggregazione, soprattutto tra le piccole imprese, per “fare sistema” e creare nuove opportunità. Sono questi alcuni dei punti della ricetta di Confindustria per affrontare la crisi e provare a lanciare un, magari timido, inizio di ripresa.

Ad esporli il Presidente salernitano dell'Associazione degli industriali, Agostino Gallozzi, che questa mattina ha presentato l' “Indagine Congiunturale e previsionale del sistema economico e produttivo salernitano”. Il documento, redatto a cadenza semestrale dall'Ufficio studi di Confindustria Salerno in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell'Università di Salerno, è giunto alla sua settima edizione, ed affronta una valutazione degli aspetti imprenditoriali e della condizione delle aziende, sia con un bilancio dell'ultimo semestre del 2009, sia con una previsione per i primi sei mesi del 2010. Un'ottima occasione per fare il punto sullo stato di salute dell'imprenditoria salernitana, ancora fortemente influenzata dalla crisi economica globale.

“La situazione attuale ancora non dà segnali positivi - ha spiegato infatti il Presidente Gallozzi - Quando si diceva che le cose potessero migliorare sono stato accusato di essere una Cassandra, perché avevo detto che il 2010 riservava molte ombre. Non sono stato smentito. Le imprese sono in grande sofferenza. Le aziende del manifatturiero si stanno riorganizzando, attraverso l'ottimizzazione del prodotto, ma soprattutto stanno guardando verso il mercato alternativo, pensando anche al post crisi, ed al prossimo anno, il 2011. La situazione di ritardo è generalizzata in Italia, che è un po' peggio rispetto all'Europa, che a sua volta è peggio rispetto a situazioni come quelle degli Usa o dell'Oriente, nelle quali si incomincia a vedere qualche segnale di ripresa”.

In questa situazione al ribasso, anche in termini di riduzione del personale, i vertici degli industriali fissano nella ripresa del comparto manifatturiero, attraverso il rilancio dei prodotti di eccellenza del territorio salernitano, la chiave di volta per un'inversione di tendenza. Puntare sui comparti che meno di altri hanno avvertito la crisi, come ad esempio l'agroalimentare, può essere una formula valida, a condizione però che vengano poste in essere tutte le strategie necessarie al sostegno della produzione. Buono, a parere del numero uno di Confindustria, il ricorso agli ammortizzatori sociali, ma per il resto le azioni per il rilancio sono mancate.

“E' fondamentale riscoprire e puntare sulla centralità del settore manifatturiero - continua infatti Gallozzi - e sui prodotti d'eccellenza. Il problema dell'occupazione esiste, la contrazione c'è, era opportuno il mantenimento di ammortizzatori sociali di ampio respiro. Le imprese pensano ad un momento di assistenza, per poter evitare di tagliare, quando è possibile, e mantenere inalterata la capacità produttiva. La ripresa della produzione può portare anche ad una ripresa nei livelli del personale. Non si sono viste, però, azioni di rilancio economico. Si è parlato di un Piano per il Mezzogiorno, ma non se ne sa molto. Deve essere però chiaro che il rilancio del sistema Italia passa per forza dal rilancio del Sud. E' l'intero paese a dover cambiare, altrimenti non ce la si fa”.

Quali sono, entrando nello specifico, i dati emersi dall'indagine congiunturale di Confindustria? Da un punto di vista occupazionale, nel secondo semestre del 2009 sono state poche (circa il 7%) le aziende che hanno aumentato il personale, stazionario per il 60% delle imprese ed in diminuzione per il 33.8%. In diminuzione, oltre all'occupazione, anche i dati relativi alla produzione (in calo per il 33.8% delle imprese, stazionaria per il 27%, in aumento solo per il 22%), agli ordini (al ribasso per il 39% delle aziende) ed al fatturato (segno negativo per il 43.8% delle imprese), mentre sono rimaste pressappoco stazionarie le situazioni relative ai costi di energia, lavoro, servizi e materie prime. A soffrire maggiormente le piccole aziende (fino a 15 dipendenti).

Segnali prevalentemente stazionari o negativi anche quelli relativi alle previsioni per il primo semestre del 2010. “Si registra un timido ottimismo per il settore manifatturiero - ha spiegato, illustrando i dati, il professor Paolo Coccorese, Associato di Microeconomia all'università di Salerno - mentre l'indice di fiducia è più volatile per il settore terziario. Maggiore fiducia per alcuni settori, come l'agroalimentare”. Anche nel caso degli indici previsionali per il primo semestre 2010, sono le piccole imprese a registrare maggiore pessimismo. Lentezza burocratica, forte concorrenza e difficoltà di accesso al credito sono ai primi tre posti tra i motivi di preoccupazione tra gli imprenditori. Sul piano dello sviluppo, invece, gli imprenditori vedono di buon occhio gli investimenti su struttura organizzativa e produzione di nuovi prodotti, così come apprezzano (nel 44% dei casi) l'ipotesi di operazioni in partnership con altre aziende. 

La strada per la ripresa, però, è ancora lunga: “Sul piano istituzionale non sembra ci sia il pieno convincimento che il processo per uscire dalla crisi sia questo - ha concluso infatti Gallozzi - e poi ci sono i deficit strutturali da colmare. In un anno non si può certo pensare di cambiare il sistema infrastrutturale. Negli anni Sessanta, però, in dieci anni si sono fatte l'autostrada del sole ed i collegamenti da Milano a Reggio Calabria, oggi in dieci anni si realizza una strada condominiale”.

IL DETTAGLIO DELL'INDAGINE (file pdf)

Giampiero Somma

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