Il Presidente degli industriali salernitani Agostino Gallozzi rilancia l’allarme sulla situazione dell’economia provinciale nel corso dell’assemblea pubblica che ha avuto luogo questa mattina nella sede associativa.
“I più recenti dati analitici relativi alla provincia di Salerno - ha dichiarato Gallozzi - restituiscono ancora una volta la fotografia del declino dell’industria manifatturiera. É la conferma di una vera e propria crisi di sistema in termini di potenzialità produttiva con tutto quello che ne consegue dal punto di vista della qualità della vita delle famiglie e della tenuta delle dinamiche di coesione sociale. Siamo molto vicini al capolinea di una fallimentare politica economica che ha origine a livello nazionale, ma che sconta pesanti responsabilità anche nei livelli più prossimi al territorio”.
“La solitudine del comparto manifatturiero - ha sottolineato Gallozzi - ha stimolato la deriva di una provincia ferma e ripiegata su se stessa, affidata ai guizzi delle imprese che si sono inventate il proprio futuro guardando con intelligenza ai mercati esteri ed alle innovazioni di prodotto e di processo “L'unica strada - ha concluso Gallozzi - è quindi quella di fare ripartire l'economia, facendo crescere le imprese. Questo è il perno centrale del ragionamento. Non solo misure tampone. É innegabile che continuare a ripetere che occorrono infrastrutture, sburocratizzazione, efficienza amministrativa, tagli strutturali della spesa, innovazione, tasse, costo del lavoro, senza che si faccia nulla è veramente frustrante. Su questi temi non esiste una risposta concreta da parte della politica”.
A margine dei lavori dell’assemblea Gallozzi ha poi commentato l’esito delle votazioni per il rinnovo della Giunta di Confindustria Salerno. “Sono molto soddisfatto del clima che si è registrato nell’assemblea privata - ha detto Gallozzi - perché ritengo che al di là della sana dialettica interna gli industriali salernitani abbiano responsabilmente saputo trovare - nel momento del confronto - le ragioni dell’appartenenza al sistema associativo che resta un valore fondante. Nel prossimo anno del mio mandato sono certo di poter contare sull’entusiasmo e sulla capacità di proposta e coesione della nuova Giunta, che è espressione autorevole di tutta la base degli iscritti”.
“La vera qualità del Paese - ha dichiarato Vincenzo Boccia, Presidente Piccola Industria Confindustria - è quella economica ed è su questo asset che bisogna insistere e migliorare. Nell’ambito di un intervento organico di politica economica, Confindustria ha chiesto a gran voce una proroga fino alla fine dell'anno della cosiddetta Tremonti Ter, la cui scadenza è invece prevista per il prossimo 30 giugno. La norma sulla defiscalizzazione degli utili investiti è infatti fondamentale per la salvaguardia delle imprese sane, di quelle imprese che anziché resistere, stanno reagendo. Questo aspetto ha però una variabile fondamentale di cui tener conto: il fattore tempo. Il tempo a disposizione è veramente poco e dobbiamo fare in modo che le nostre imprese escano dalla crisi quanto più rapidamente possibile”.
“Quello della tassazione - ha concluso Boccia - è un problema urgente, come rilevato anche dai dati Istat di fine giugno. Nel 2009 la pressione fiscale nel nostro Paese rispetto al Pil risulta infatti passata al 43,2%, dal 42,9% dell’anno prima. Nella classifica europea dell’incidenza sul Pil del prelievo tributario e contributivo, l’Italia si piazza quindi al quinto posto. Non si può pensare di competere ad armi pari se le condizioni di partenza ci mettono in clamoroso svantaggio”.
“Il Sud - ha rimarcato Cristiana Coppola, Vice Presidente Confindustria per il Mezzogiorno - deve trovare in se stesso la forza di cambiare, abbandonando inutili logiche di rivendicazione. Prima di chiedere alla politica, gli imprenditori devono scommettere su se stessi, mai rassegnati ma lontani anni luce da quella cultura del sussidio e dell'isolamento frutto di lunghi decenni di assistenzialismo e di clientelismo”. “A destare perplessità - ha concluso Coppola - è poi l’assoluta mancanza di un dibattito sulla riprogrammazione 2007-2013 dei fondi europei. Non saranno tantissimi, ma 45 miliardi di euro hanno comunque la loro importanza e andrebbe fatta una seria riflessione in merito”.
“Piuttosto che parlare di una “nuova” Banca del Sud - ha dichiarato Giuseppe Castagna, Direttore Generale Banco di Napoli - preferirei sottolineare che il Mezzogiorno un istituto di credito molto forte lo ha già ed è indiscutibilmente il Banco di Napoli. Il Banco di Napoli è da sempre disponibile a un confronto chiaro con gli imprenditori insieme ai quali valutare idee e, soprattutto, azioni concrete che possano essere foriere di sviluppo sul territorio. Perché la relazione tra banca e impresa al Sud sia positiva però, occorre implementare la conoscenza reciproca tra le parti. Banco di Napoli vuole essere il riferimento per le Pmi non soltanto nella concessione di finanziamenti, ma anche spingendo su leve di competitività importanti come l’internazionalizzazione, la crescita, la ricerca e lo sviluppo”.
Gallozzi: "E' crisi di sistema con ricadute sui sistemi occupazionali"





