28 giugno 2010, ore 17: sull'Acropoli di Velia regna un silenzio irreale. Sarà per il gran caldo di una giornata finalmente estiva, ma si ode solo il cinguettio degli uccelli; visitatori se ne incontrano pochissimi, tedeschi soprattutto, gli unici ad "avventurarsi" su per il ripido pendio di uno dei siti archeologici più belli dell'intera regione.
"Questa mattina abbiamo avuto un discreto flusso, la stagione in corso è in linea con le precedenti" - ci assicura un dipendente, con cui ci intratteniamo per una piacevole chiacchierata.
Eppure i resti dell'antica colonia focese, inestimabile patrimonio archeologico della provincia salernitana, sembrano come abbandonati al loro destino. Colpa della scarsità di personale. Da anni non si registrano nuove assunzioni: mancano guide, manca il personale addetto alla manutenzione, mancano i fondi per nuovi scavi e restauri.
E così, le chiese medievali che sorgono sull'Acropoli, tra cui la cappella Palatina che custodisce il celebre busto di Parmenide, sono chiuse, fruibili solo su prenotazione e secondo la disponibilità del personale; le terme ellenistiche sono fuori dal circuito; fermo il restauro dell’ultimo ritrovamento eccellente, la casa degli affreschi che avrebbe ospitato Cicerone. Unà città in parte ancora sepolta resta così nascosta, e con essa i suoi eccezionali tesori.
E non è tutto. Porta Rosa, il più antico esempio di arco a tutto sesto in Italia, scoperto nel 1964 dal grande archeologo Mario Napoli e da lui dedicato a sua moglie (Rosa, appunto), simbolo dell'area archeologica di Velia, rischia di essere cancellato. Collocata sul crinale della collina di Ascea, oltre 3 anni fa l'area circostante la porta fu interessata da uno smottamento: da allora l'accesso è sbarrato, la zona è invasa da rovi e sterpaglie, la porta raggiungibile solo con un percorso esterno rispetto a quello previsto dagli scavi. A nulla sono valsi gli sforzi della Soprintendenza; a nulla son serviti gli allarmi lanciati da studiosi e turisti.
"Tutto è iniziato con uno smottamento, un cedimento del terreno dovuto probabilmente ad un passato fatto di incendi e disboscamenti - spiega Maria Luisa Nava, Soprintendente Archeologico di Salerno, Benevento, Avellino e Caserta - All'epoca si cercò di intervenire subito: il Comune di Ascea avrebbe dovuto finanziare il rifacimento del costone, così come previsto dai fondi POR; ma poi i tempi si sono allungati e da allora nessuno ha fatto più nulla. Ora attendiamo il parere della nuova Giunta regionale".
E dire che il costo dell'operazione non è neppure esorbitante: "L'importo dell'intervento è stimato in circa 700mila euro - sottolinea il Soprintendente Nava - Questa cifra sarebbe sufficiente per il consolidamento del costone e per il rifacimento del percorso. E non si tratta solo di Porta Rosa: è in gioco il futuro dell'intera area archeologica di Velia. Non abbiamo personale, non ci sono mezzi, viviamo della disponibilità e delle modeste risorse di alcuni enti locali. Abbiamo il sostegno del Comune di Ascea e del Parco del Cilento e del Vallo di Diano: insieme a loro abbiamo redatto un bando per un progetto di riqualificazione paesistico-ambientale intorno alla città antica".
Tra mille ostacoli, più o meno insormontabili, tra gli impedimenti burocratici e i ritardi della politica, Velia attende ancora la sua definitiva e meritata consacrazione. Un'area baciata dal sole, bagnata da un mare cristallino, coperta da una meravigliosa macchia mediterranea, quella che un tempo fu la culla della scuola eleatica è oggi come l'emblema della nostra provincia: un territorio con un patrimonio archeologico e paesaggistico senza eguali, ma mai realmente valorizzato. Certo, negli ultimi decenni, ha pesato l'assenza di personalità di spicco. Proprio come Mario Napoli. Ne è convinta anche la nostra 'guida': "Fosse vissuto più a lungo, forse le cose per Velia sarebbero andate diversamente".
Carlo Alfani







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