Martedi, 22 Maggio 2012

Ultimo aggiornamento21.05.2012 23:58

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Degrado ed abbandono, il triste destino di Velia

28 giugno 2010, ore 17: sull'Acropoli di Velia regna un silenzio irreale. Sarà per il gran caldo di una giornata finalmente estiva, ma si ode solo il cinguettio degli uccelli; visitatori se ne incontrano pochissimi, tedeschi soprattutto, gli unici ad "avventurarsi" su per il ripido pendio di uno dei siti archeologici più belli dell'intera regione.

"Questa mattina abbiamo avuto un discreto flusso, la stagione in corso è in linea con le precedenti" - ci assicura un dipendente, con cui ci intratteniamo per una piacevole chiacchierata.

Eppure i resti dell'antica colonia focese, inestimabile patrimonio archeologico della provincia salernitana, sembrano come abbandonati al loro destino. Colpa della scarsità di personale. Da anni non si registrano nuove assunzioni: mancano guide, manca il personale addetto alla manutenzione, mancano i fondi per nuovi scavi e restauri.

E così, le chiese medievali che sorgono sull'Acropoli, tra cui la cappella Palatina che custodisce il celebre busto di Parmenide, sono chiuse, fruibili solo su prenotazione e secondo la disponibilità del personale; le terme ellenistiche sono fuori dal circuito; fermo il restauro dell’ultimo ritrovamento eccellente, la casa degli affreschi che avrebbe ospitato Cicerone. Unà città in parte ancora sepolta resta così nascosta, e con essa i suoi eccezionali tesori.

E non è tutto. Porta Rosa, il più antico esempio di arco a tutto sesto in Italia, scoperto nel 1964 dal grande archeologo Mario Napoli e da lui dedicato a sua moglie (Rosa, appunto), simbolo dell'area archeologica di Velia, rischia di essere cancellato. Collocata sul crinale della collina di Ascea, oltre 3 anni fa l'area circostante la porta fu interessata da uno smottamento: da allora l'accesso è sbarrato, la zona è invasa da rovi e sterpaglie, la porta raggiungibile solo con un percorso esterno rispetto a quello previsto dagli scavi. A nulla sono valsi gli sforzi della Soprintendenza; a nulla son serviti gli allarmi lanciati da studiosi e turisti.

"Tutto è iniziato con uno smottamento, un cedimento del terreno dovuto probabilmente ad un passato fatto di incendi e disboscamenti - spiega Maria Luisa Nava, Soprintendente Archeologico di Salerno, Benevento, Avellino e Caserta - All'epoca si cercò di intervenire subito: il Comune di Ascea avrebbe dovuto finanziare il rifacimento del costone, così come previsto dai fondi POR; ma poi i tempi si sono allungati e da allora nessuno ha fatto più nulla. Ora attendiamo il parere della nuova Giunta regionale".

E dire che il costo dell'operazione non è neppure esorbitante: "L'importo dell'intervento è stimato in circa 700mila euro - sottolinea il Soprintendente Nava - Questa cifra sarebbe sufficiente per il consolidamento del costone e per il rifacimento del percorso. E non si tratta solo di Porta Rosa: è in gioco il futuro dell'intera area archeologica di Velia. Non abbiamo personale, non ci sono mezzi, viviamo della disponibilità e delle modeste risorse di alcuni enti locali. Abbiamo il sostegno del Comune di Ascea e del Parco del Cilento e del Vallo di Diano: insieme a loro abbiamo redatto un bando per un progetto di riqualificazione paesistico-ambientale intorno alla città antica".

Tra mille ostacoli, più o meno insormontabili, tra gli impedimenti burocratici e i ritardi della politica, Velia attende ancora la sua definitiva e meritata consacrazione. Un'area baciata dal sole, bagnata da un mare cristallino, coperta da una meravigliosa macchia mediterranea, quella che un tempo fu la culla della scuola eleatica è oggi come l'emblema della nostra provincia: un territorio con un patrimonio archeologico e paesaggistico senza eguali, ma mai realmente valorizzato. Certo, negli ultimi decenni, ha pesato l'assenza di personalità di spicco. Proprio come Mario Napoli. Ne è convinta anche la nostra 'guida': "Fosse vissuto più a lungo, forse le cose per Velia sarebbero andate diversamente".

Carlo Alfani


Commenti 

 
#7 Ospite 2010-07-01 18:55
Personalmente non mi ero offesa, anche se la parola "tuttologo" non mi piace, visto che tra l'altro esprimo un'opinione, non una verità assoluta. Tutti abbiamo delle cose che ci interessano e sulle quali ci informiamo, giusto? Almeno così dovrebbe essere, secondo me. Ad ogni modo il commento lo avevo preso come una battuta e infatti ho risposto a tono, nessun problema :) sono anche spiritosa, segnalo nel taccuino delle cose favorevoli! Eheh :)
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#6 Ospite 2010-07-01 17:58
Allora tutto bene, ho interpretato io male (cosa possibile, visto che di un intervento scritto non si può ascoltare il tono)
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#5 Ospite 2010-07-01 17:49
Onestamente non mi pareva di avere offeso o di aver detto cose cattive, anzi. Ho fatto una riflessione, se vogliamo era anche un complimento. Essere tuttologi, e soprattutto averne i requisiti, è una cosa bella :)
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#4 Ospite 2010-07-01 17:35
Mi perdoni, Raf81, che male ci sarebbe a commentare le notizie (per giunta anche con garbo e buon senso, mi pare)?Nel caso specifico, il problema posto dall'utente Simona mi sembra del tutto condivisibile, al di là del credo politico. Ed è in linea con quanto sottolineato dall'autore dell'articolo e dalle persone intervistate nell'articolo stesso. Quello dei tagli alla cultura è un vero dramma, al contempo sociale ed economico. Spero che lei sia stato almeno una volta a Velia: se è così, comprenderà bene che un simile patrimonio (come gli altri tanti gioielli archeologici della nostra provincia) non può che essere valorizzato.
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#3 Ospite 2010-07-01 13:17
La politica è un interesse (e connessa anche agli scioperi), l'archeologia la studio. Sul financial trading ti deludo, ma sugli schemi di calcio me la cavo
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#2 Ospite 2010-07-01 12:23
Becco spesso i tuoi commenti su questo portale. Notavo che sei una "tuttologa": esperta di politica, di scioperi, ora anche di archeologia. Se - come penso - ne sai anche di financial trading, sovrapposizione dei terzini nel 4-4-2 e cucina thailandese, sei proprio da sposare :)
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#1 Ospite 2010-07-01 12:10
Io invece penso che sia meglio che il povero prof Napoli non abbia dovuto vedere lo sfacelo e l'abbandono di tutto ciò che per lui ha costituito lavoro e fatica. Buon per lui che non abbia dovuto vedere a che basso livello è stata portata l'archeologia e la ricerca storica, entrambe sottomesse ormai alle leggi di un mercato ignorante che non sa nemmeno vedere il potenziale anche economico ma soprattutto culturale e di prestigio di posti come questo. Chissà cosa avrebbe pensato del condono archeologico. Ma vabbè, siamo speranzosi. Tanto più giù di così non si può andare. O forse sì
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