Il turismo è l’ultimo, lucroso, business sul quale anche a Salerno ha messo le mani la malavita organizzata. Lo fa grazie a un importante flusso di denaro sporco nelle disponibilitá di "apparenti imprenditori" che mirano a controllare le attivitá turistico-alberghiere della zona.
E’ l’allarme lanciato dalla Direzione nazionale antimafia (Dna) nella sua ultima relazione nazionale (luglio 2010-luglio 2011) consegnata ieri alla Commissione parlamentare antimafia.
A preoccupare gli inquirenti non è solo la riorganizzazione dei vecchi ambienti criminali, ma appunto "la minaccia costituita da strategie di riciclaggio e di interposizione fraudolenta di apparenti imprenditori che operano con finalitá di reimpiego di proventi di origine delittuosa ed hanno di mira l’acquisizione diretta e indiretto di negozi e imprese inserite nel circuito turistico-alberghiero".
E, in molti casi, per evitare misure di prevenzione sono stati giá accertati dall’antimafia fraudolenti trasferimenti di attivitá imprenditoriali. Proprio a fronte di questi rischi - sottolinea il consigliere nazionale della Dna Gianfranco Donadio - prosegue "un’approfondita analisi del contesto cittadino, avvalendosi della specializzata collaborazione del Gico della Guardia di Finanza" per coniugare "le strategie investigative con specifiche e attive politiche di prevenzione".
L’aspetto "economico" e "finanziario" della criminalitá organizzata che opera nel distretto di Salerno viene analizzata dalla Dna proprio in relazione «al reimpiego di proventi illeciti in aree di grande attrazione turistica». Lo è, in primis, la cittá capoluogo, ma anche altre realtá provinciali sono a rischio come ad esempio la Costiera amalfitana o il Cilento, un contesto - sottolineano i magistrati - "tradizionalmente silente" che può "agevolare una politica di reimpiego di significativi proventi finanziari, soprattutto nel campo dell’industria turistica".
Non a caso lo stesso procuratore capo di Salerno Franco Roberti appena pochi giorni aveva ribadito l’i mportanza di mantenere sempre alta la guardia sul fronte investigativo, per il rischio di reimpiego di investimenti di capitali mafiosi. Altro fenomeno che preoccupa gli investigatori è quello legato al mercato della droga. Perché se è vero che le organizzazioni criminali locali sono ancora sostanzialmente dipendenti e sotto il controllo delle più strutturate associazioni napoletane, la cittá di Salerno è a pieno titolo inserita tra le rotte mondiali del narcotraffico.
Per la presenza di un avviato scalo marittimo in cittá, sottolinea la Dna, va confermata la "presenza di attivitá criminali 'esterne' (per lo più riconducibili a mediatori e a gruppi operanti nel napoletano o riferibili alla ’ndrangheta) che di questo scalo si avvalgono come terminale del traffico di stupefacenti".
In particolare, così com’è giá stato testimoniato in passato da altre indagini, "risulta sempre più strategico a livello internazionale" con l’interesse di organizzazioni transnazionali capaci di gestire l’ingresso di grandi carichi di cocaina, soprattutto dal Sudamerica. E attenzione maggiore, con l’auspicio per i magistrati di arrivare a un dispiegamento definitivo della Guardia di finanza, va dato all’aeroporto di Pontecagnano, possibile terminale di movimentazioni illecite. Anche se allo stato, scrivono i magistrati, "non si dispone di elementi utili a valutare siffatti rischi", si tratta in ogni caso di "uno scalo di interesse doganale" con collegamenti ad aeroporti internazionali.
LACITTADISALERNO.IT






