"Salerno ha fatto dei passi avanti negli ultimi anni ma la sua posizione sul mercato turistico nazionale resta marginale, almeno se ci riferiamo al capoluogo. Essere una meta crocieristica non equivale necessariamente ad essere una meta e una città turistica, anche se capisco che per i meno esperti può indurre a facili entusiasmi".
Francesco Granese, salernitano d'origine, presidente nazionale di Assotravel Confindustria, analizza in maniera lucida la situazione del turismo a Salerno e provincia. Il numero uno di Assotravel elenca cause e fattori che potrebbero determinare un rilancio effettivo del comparto, ma anche i principali limiti di una provincia che avrebbe delle potenzialità ma ha ancora davanti una lunga strada da fare per potersi definire località turistica ambita.
L'apporto delle crociere e dei crocieristi al territorio - spiega Granese - è assolutamente relativo e comunque non paragonabile a quello che rilascerebbero i turisti veri e propri. Certo, presso la struttura portuale si effettuano da parte delle navi degli approvvigionamenti, si pagano dei diritti di attracco, i crocieristi tra porto e Duomo si fermano presso bar e negozi, ma non so se è chiaro l'apporto che il turismo 'reale' può dare in termini di occupati, infrastrutture e sviluppo del territorio e anche di consumi in genere rispetto a un 'mordi e fuggi'. Insomma, con l'approdo delle navi da crociera si completa il puzzle della destinazione turistica, ma le tessere centrali sono altre.
Dunque Salerno può realmente proporsi come città turistica, ora e in futuro? Abbiamo le strutture ricettive (alberghi, servizi e attrazioni culturali e non) necessarie per esserlo?
Il problema delle destinazioni che in passato hanno perso il "treno" è darsi oggi un profilo, un'identità. Quelle che hanno preso il treno sono Capri, Taormina, Rimini, Viareggio (per citare quelle con un più spiccato rapporto con il mare), che ormai fanno parte dell'immaginario collettivo, nazionale e internazionale, del turismo. Aver perso quel treno, che passava negli anni '60 e '70, significa oggi dover realizzare un progetto complesso il cui nodo centrale è: che destinazione voglio essere? Perchè un viaggiatore dovrebbe venire a Salerno e non a Pescara o Livorno o alla stessa Napoli?
Il concetto di "destinazione nuova", allora, obbliga a cercare di differenziarsi a trovare elementi nuovi, prima per attrarre l'attenzione del consumatore, quindi per determinarne la scelta. I nuovi strumenti web agevolano in questo, ma ormai li usano tutti, anche destinazioni che sono ancora "più indietro" di Salerno. Allora è necessario darsi un profilo, operare delle scelte non generaliste e perseguirle con continuità e convinzione. In questi ultimi anni abbiamo assistito a dei casi interessanti come quello di Torino (ante e post olimpiadi), a quello del Salento, Brescia, Ferrara. In tutti questi si è puntato a proporre al turista una destinazione con aspetti peculiari, non-uguali ad altri e magari solo più convenienti o, con molto autorefenzialità, più belli.
A mio avviso Salerno città dovrebbe puntare su due piani sovrapposti: il primo che la veda come snodo tra Costiera Amalfitana e Cilentana (ricordando però che queste due aree corrispondono a target profondamente diversi e che il livello dei servizi è profondamente diverso), ma riuscendo anche ad ottenere una quota di una permanenza dei turisti. In questa area il capoluogo può ottenere supporto dalle due aree contigue, e anche darne. L'altro piano deve riguardare un'offerta sulla città per la città, ma in questo caso occorre inventarsi una proposta o più proposte interessanti e/o originali.
I due piani, a loro volta, non sono stagni, ma collegati, si riverberano l'uno con l'altro rafforzandosi a vicenda. Occorre poi puntare su segmenti di mercato interessanti, quelli più raggiungibili anche via web in termini di comunicazione, magari di piccolo numero, ma numerosi. L'offerta differenziata porterà ad maggiore numero di "spazi" in cui avverrà il potenziale contatto con i consumatori. La scelta dei target di nicchia dovrebbe dipendere dalle caratterizzazioni e dal profilo che si dovrebbe costruire.
Spostiamo l'attenzione alla provincia, davvero ricca di bellezze paesaggistiche e di attrazioni culturali. Da sempre la Costiera Amalfitana ha recitato un ruolo importante e resta tra le mete preferite di turisti italiani e stranieri. Come valuta, invece, la situazione in Cilento?
La Costiera Amalfitana costituisce un patrimonio inestimabile anche sul piano del turismo, ma sarebbe sbagliato pensare che non occorra fare "manutenzione". Senza mutarne l'appeal internazionale è anche possibile legarla leggermente di più a Salerno (attualmente è "un'altra località") ed ottenerne un ritorno positivo. Conosco, poi, bene il Cilento poichè è il luogo dove trascorro puntualmente il mio ferragosto.
Ebbene, nel Cilento si possono trascorrere periodi di permanenza essenzialmente come "indigeni" non come turisti. Il Cilento resta uno dei luoghi meno turistici d'Italia. Certo, località come Palinuro o Marina di Camerota o Acciaroli sono gradevoli e hanno una propria proposta, ma il prodotto Cilento essenzialmente non c'è. Così come il prodotto "parco del Cilento" non esiste nel senso che è lo stesso Parco che non c'è.
Un turista che viene da Milano si aspetta di trovare dei luoghi rappresentativi dello stesso concetto di parco, ad esempio un bosco, un percorso guidato, dei luoghi dove fare trekking con facilità, fruibilità che di raggiungibilità oltre che facili da individuare. nell'enorme dimenzione del parco cercare questi luoghi è una specie di caccia al tesoro. Tutto questo non c'è. Lo stacco tra la costa e l'entroterra è una frattura profondissima, dove le tipologie di turisti sono a loro volta profondamente diverse. Beninteso: io adoro passare le mie estati nel Cilento, proprio perchè è un luogo non turistico e mi trovo benissimo a dovermi confondere con la popolazione locale, ma in qualche modo non faccio testo.
Inoltre il livello dei servizi, delle strutture ricettive e della valorizzazione organizzata del territorio e appena sufficiente nella migliore delle ipotesi. Ovviamente esistono delle eccezioni affidate a imprenditori di buona volontà, ma sono eccezioni che confermano la regola e che non possono in alcun modo essere un'offerta turistica. Il Parco, dal canto suo, potrebbe fare moltissimo per valorizzare il territorio e svolgere il ruolo di motore del marketing territoriale. Un'area come questa deve basare la sua offerta turistica sui prodotti tipici per incrementare i flussi in termini qualitativi: i turisti attuali del Cilento (specie quelli della costa) sono solo fino ad un certo punto in grado di apprezzare il concetto di parco e i valori del territorio.
E' possibile trarre reale vantaggio dal nostro patrimonio culturale, fare dei nostri tesori il vero attrattore turistico della provincia? Viene in mente, ad esempio, il caso Bilbao
Questo discorso porta inevitabilmente con sè anche quello della destagionalizzazione, altro termine molto in voga ultimamente. L'euforia di internet ha portato al "fai da te" anche gli stessi albergatori, che ormai versano a portali come Expedia ben il 30% dei loro margini: una follia. Invece occorre puntare sulle agenzie di viaggio e i tour operator locali, che conoscono il territorio e che si occupano stabilmente e professionalmente di promuoverlo. Solo in questo modo è poi realmente possibile destagionalizzare: ci vuole qualcuno che se ne occupi, non può essere una petizione di principio.
Pensare di lavorare due mesi all'anno e poi chiudere è davvero un "peccato", senza contare il livello dei servizi che resta inevitabilmente più basso nelle zone del Paese dove la stagione è breve. Bilbao è Bilbao e almeno di costruire un museo che già a partire dalla struttura attragga. Oggi ci vuole di tutto e tutte le aree d'Italia hanno quasi tutto: la sfida sta nella comunicazione, nella crescita professionale degli operatori, nella continuità, nel miglioramento continuo.
Carlo Alfani
Granese (Assotravel): "Sul turismo passi avanti, ma posizione resta marginale"





